Intervista a Mario Farneti – Trilogia di Occidente

Facevo il quinto ginnasio quando la passione per l’ucronia, un genere della fantascienza in cui si esplorano percorsi alternativi alla storia ufficiale (la storia si fa con i se e con i ma), avrebbe portato me e il mio compagno di banco, accomunati dalla stessa passione, a scoprire un autore che ci colpì per sempre.
La storia italiana di primo novecento avrebbe potuto essere completamente diversa? Se le scelte politiche durante il ventennio fossero state diverse probabilmente avremmo vissuto un’Italia completamente differente. Questo è il soggetto della trilogia di Mario Farneti, scrittore oltre che giornalista e autore della trilogia di Occidente, in cui si delineano le vicende dalla Seconda Guerra Mondiale al 2013, e di Imperium Solis, in cui l’imperatore romano Giuliano l’Apostata sopravvive all’attentato di Ctesifonte e arriva in America 11 secoli prima di Cristoforo Colombo. Nel secondo volume della trilogia, Attacco all’Occidente, uno sceicco arabo riunisce i paesi arabi in un grande esercito, iniziando la conquista dell’Europa.
Quando sentii l’anno scorso le prime notizie che arrivavano sull’ascesa dello Stato Islamico in Iraq, e delle sue mire espansionistiche, il mio pensiero corse immediatamente ad Attacco all’Occidente. Ed è per questo che ho voluto sentirlo, e fargli qualche domanda in merito alla sua trilogia, ad Imperium Solis (meraviglioso non solo per la ricerca storica, ma anche per la ricerca linguistica) e agli ultimi avvenimenti in Medio Oriente.

1) Come le è venuta l’ispirazione per la trilogia di Occidente?
E’ stato un processo abbastanza graduale. E’ iniziato nel 2000 con un racconto intitolato proprio “Occidente” pubblicato nell’antologia Fantafascismo! edita da Settimo Sigillo. Il soggetto piacque molto a Gianfranco Viviani, allora proprietario dell’Editrice Nord, che volle ne facessi un romanzo. Era il primo romanzo che scrivevo e l’argomento non era semplice: che cosa sarebbe accaduto in Italia se Mussolini non si fosse alleato con Hitler? Andavo a toccare un tema che era ed è considerato un tabù e del quale, se si vuole essere accolti tra gli scrittori politicamente corretti si deve parlare sempre in maniera negativa, condannando e irridendo. Io seguii un’altra via che reputo più onesta, quella dell’a-fascismo. Non presi le parti di nessuno – fascisti e antifascisti – e cominciai a narrare una storia credibile, ma scorrettissima, nella quale tuttavia si andavano intrecciando i temi di una metastoria legata alle origini di Roma, che sono poi le nostre origini spirituali. Il romanzo piacque a molti ma subì anche pesanti critiche, soprattutto da parte di quelli che non lo avevano letto che di regola sono i critici più intransigenti. Tuttavia il Times di Londra mi riservò un articolo su otto colonne. A quel punto avevo messo in moto un meccanismo che non poteva più essere fermato. I lettori vollero che scrivessi un seguito a Occidente, perciò si succedettero Attacco all’Occidente e Nuovo Impero d’Occidente che chiuse la trilogia.
2) I riferimenti alla cultura classica e latina precristiana sono tantissimi. Dove si è documentato per la parte storica di Occidente?
Non ho avuto problema a documentarmi perché possiedo una grande quantità di saggi che riguardano la Storia di Roma e anche la parte esoterica di questa storia che non si è ancora conclusa, né si concluderà, benché non esista più un Impero Romano visibile. Non ho abbracciato nessuna corrente culturale ma mi sono creato un’idea del tutto personale e ho compreso che Roma è, di fatto, una entità divina che non si manifesta nelle pietre dei monumenti ridotti a ruderi ma che sopravvive intatta in un’altra dimensione agli oltraggi della Storia. Nel corso dei millenni riemerge e torna a guidare gli uomini nei momenti di maggior crisi, come quello che stiamo vivendo. Pensi che pochi anni dopo la pubblicazione di Occidente il cui fulcro è la disputa per il possesso delle insegne dell’Impero Romano d’Occidente, queste furono davvero ritrovate davvero dagli archeologi sul Palatino ed erano d’oricalco come avevo predetto nel romanzo.
3) Leggendo Attacco all’Occidente e guardando agli attuali sviluppi in Medio Oriente sembra quasi ci sia un messaggio profetico. Crede che Attacco all’Occidente si stia adempiendo?
Sì, si sta adempiendo e ogni giorno che passa, leggendo le tribolazioni del mondo e del nostro popolo, mi rendo conto che quel romanzo mi fu ispirato da un’entità spirituale molto potente, della schiera dei Di Indigetesdei quali non si conoscono tutti i nomi, così come non si conosce il nome della divinità tutelare di Roma né il nome segreto di Roma. Presto tutto giungerà a compimento e quello che più mi angoscia sarà il sangue che vedremo scorrere.
4) C’è un attuale Romano Tebaldi nella politica italiana?
Non c’è in quella attuale, perché essa è poca cosa, priva di qualsiasi fondamento morale e culturale, priva di qualsiasi idea di grandezza, capace solo di esprimere mezze figure che in vita loro non hanno aperto neanche un libro, compreso il Dizionario della Lingua Italiana. Romano Tebaldi si rivelerà al momento opportuno perché se ciò avvenisse ora, egli sarebbe individuato ed eliminato, perciò le stesse forze che hanno ispirato i miei romanzi lo tengono celato agli occhi di chi guarda senza saper vedere. Oggi, neanche lui sa ancora di esserlo.
5) La storia, soprattutto quella italiana, sarebbe potuta andare in modo diverso? il confine tra “storia” e “ucronia” è davvero così labile?
Io non credo che esista un Genio della Storia né che gli eventi che viviamo siano i migliori possibili, potrebbero essere invece i peggiori. Anzi, per molti versi credo personalmente che lo siano. L’ucronia è utile per ottenere una visione più lucida della Storia. Certe volte, in un dipinto, si scoprono le magagne capovolgendolo. Allo stesso modo mettendo sottosopra la Storia se ne può leggere meglio la trama senza i paraocchi del conformismo.
6) In Imperium Solis troviamo un personaggio storico, Giuliano l’Apostata, poco considerato in genere nei romanzi e nei libri scolastici. Come mai ha scelto proprio lui come protagonista del suo romanzo?
Giuliano fu un grande imperatore, l’ultimo che combatté per estendere i confini orientali dell’Impero oltre i limiti stabiliti da Alessandro Magno. Fu chiamato ingiustamente Apostata, sebbene egli non avesse mai abbracciato la religione cristiana. Ebbe l’unico “torto” di aver revocato i privilegi concessi da Costantino ai cristiani, non perché ne avesse in odio la religione, infatti non li perseguitò, ma per la loro litigiosità e per il settarismo. Giuliano è stato bistrattato dagli storici, invece fu un grande intellettuale e filosofo. Le cause della sua morte sono ancora avvolte nel mistero, perché non si conobbe mai l’origine del giavellotto che lo colpì all’altezza del fegato durante la battaglia di Ctesifonte. Molti indizi lasciano pensare che fosse stato un soldato romano a colpirlo proditoriamente.
7) Da appassionato della sua trilogia le chiedo, dopo Nuovo Impero d’Occidente ci sarà un nuovo capitolo in futuro?
Ci sarà un altro episodio che, davanti al precipitare degli eventi edopo aver valutato molte possibilità, collocherò storicamente proprio ai giorni nostri. Il titolo sarà: “Occidente rosso porpora”.

Lorenzo Olivieri

per acquistare:

Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farnetti/occidente/9788850207756

Attacco all’Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farneti/attacco-all-occidente/9788850211173

Nuovo Impero d’Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farneti/nuovo-impero-d-occidente/9788850215669

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Sulla difesa dell’Alienus

Anno Domini 1492, 12 ottobre
Cristoforo Colombo sbarca nel Nuovo Mondo su un’isola che battezza San Salvador e di cui prende il possesso in nome delle Loro Cattoliche Maestà Ferdinando e Isabella di Spagna. Poco tempo dopo fa la conoscenza degli abitanti dell’isola e il suo stupore deve essere grande nel trovarsi di fronte a persone dalla carnagione scura, colorata con pigmenti, dal corpo quasi totalmente nudo: i costumi e la cultura, orsù, se ci potete permettere, Maestà, diremmo piuttosto primitivi.
Non è un tema di storia questo, ma le analogie tra questi eventi e ciò che potrebbe succedere all’uomo moderno nel caso sbarcasse su un altro pianeta abitabile e vi trovasse degli “indios”, qualunque sia il loro grado di sviluppo, non sono poche. È bene, quindi, proseguire un altro poco con la rapida analisi degli eventi storici che sconvolsero completamente gli equilibri e la mentalità su cui l’Europa del XVI secolo si basava.
Forse il contraccolpo psicologico non fu tanto quello di Colombo, che non pensava di non trovare nessuno in quelle terre, in quanto il genovese riteneva all’epoca del suo sbarco, e lo ritenne fermamente fino alla morte, di essere giunto in India. E avendo letto le mirabili descrizioni dettate da Marco Polo nel suo Milione, si aspettava, in effetti, di trovare la civiltà alla fine del suo viaggio, o quantomeno, se non le meraviglie del Catai, delle persone. Ma il problema fu quando, appurato alcuni anni dopo di trovarsi in realtà di fronte a un nuovo continente, ci si rese conto che quelle genti non erano Indiani, bensì popoli nuovi e sconosciuti. Non ci si chiese da dove fossero arrivati, se ci potesse essere un incontro tra le due culture; la prima domanda che gli Europei si posero fu: loro fanno parte della Salvezza? E ci si rispose di no! Due bolle papali allora permisero lo sfruttamento dei loro territori rispettivamente a Spagna e Portogallo, a patto che diffondessero tra gli Indios la vera Fede…
Quale può essere l’analogia con il mondo attuale? Apparentemente nessuna, ma a uno sguardo più attento si può cogliere che il mondo, o almeno il mondo occidentale, in quell’occasione ha fatto conoscenza degli alieni. “Alienus” in latino vuol dire estraneo e, di più diverso di persone seminude, primitive, che eseguivano riti di cannibalismo, che cosa si aspettavano gli Europei? E quale fu la reazione che gli Europei ebbero nei loro confronti? A guardare le riserve in cui i veri aventi diritto alle terre americane sono rinchiusi, non si potrebbe affermare che fu “amichevole”.
La scienza moderna e in particolare l’astronomia hanno fatto passi da gigante nell’ultimo cinquantennio e hanno reso sempre meno remota la possibilità di trovare pianeti extrasolari abitabili o abitati da forme di vita. Ormai i pianeti con caratteristiche ambientali favorevoli alla proliferazione della vita sono nell’ordine delle migliaia e lo sviluppo rapido di rami della scienza come l’esobiologia e l’astrobiologia ne è una prova. Acqua e molecole organiche elementari sono diffuse persino su alcuni satelliti di Giove. Ecco perché il dibattito sulle complicazioni etiche e culturali derivanti da un eventuale incontro con specie “aliene” diventa alquanto urgente e attuale. Tuttavia, come per quasi tutti gli eventi nella storia dell’umanità, l’uomo non dovrebbe neanche in questo caso immaginare e fantasticare, quanto piuttosto guardarsi indietro e cogliere nei fatti già accaduti insegnamenti futuri. Certo, ora siamo nel XXI secolo, abbiamo l’elettricità, abbiamo la bomba atomica, oggi Genova-San Salvador si può fare in dodici ore seduti comodamente in un Boeing e non in tre mesi tra i ratti di una stiva maleodorante. Ciononostante, rapportandoci sempre all’etimologia di alieno, l’uomo occidentale ha incontrato alieni già a partire dalle guerre persiane in Grecia, in cui gli straniero, gli «alieni», erano persone alte, scure, con piercing ovunque e che giacevano con sorelle e figlie. È quindi necessario abbandonare l’idea mitologica dell’alieno, tipica degli anni ‘60-‘70, un’idea spesso suggerita dai film di Hollywood, in cui, per quanto apocalittica fosse la situazione, alla fine le forze degli Stati Uniti sconfiggevano il diverso, lo straniero invasore e riportavano la pace. Tralasciando anche l’enorme portata propagandistica di questi film in cui le principali analogie erano alieni=URSS=pericolo e uomo=USA=bene (quanto la Guerra Fredda abbia apportato al mito dell’invasione aliena è incalcolabile), diviene perciò rilevante impostare il dibattito e l’analisi sulla reale risposta dell’uomo a un evento capace di sconvolgere completamente la sua sicurezza e i suoi punti di riferimento.
Non vorrei parlare della scoperta di forme di vita semplici o animali su altri pianeti, al contrario mi preme capire cosa faremmo di fronte a una specie “extraterrestre” intelligente come la nostra; e anche in questo caso tralascerei volentieri l’eventualità, che per quanto romanzesca non è da escludere, di una “Guerra tra Mondi” in cui siano gli alieni ad attaccare, per soffermarmi su un possibile incontro pacifico, in cui veramente tutte le complicazioni etiche e filosofiche emergerebbero con forza.
È augurabile che la prima domanda a farci non sia se questi nuovi esseri facciano e meno parte della Creazione, almeno non nel XXI secolo, sebbene le possibilità di ostilità religiose non siano del tutto da escludere, visti alcuni atteggiamenti fondamentalisti, quasi “controriformistici”, che il mondo ha conosciuto negli ultimi anni, come il rogo del Corano da parte di un pastore americano o le stragi perpetrate in Norvegia da un fanatico che si considerava erede dei Crociati e che ha mitragliato un centinaio di ragazzi in nome di “Dio lo vuole”. In ogni caso la maggioranza dell’opinione pubblica è ormai estranea, e per fortuna, a questo tipo di giudizio. Tutt’al più l’importanza che la domanda “Fanno parte della Creazione?” aveva nel XVI secolo può esser rivestita da un’altra domanda, per noi di drammatica attualità, “Dobbiamo riconoscere loro dei diritti?”. E qui le cose si complicano, senza dubbio, in quanto l’uomo diventa, se vuole, il più cattivo tra le forme di vita esistenti: ora, riconoscere loro dei diritti pari ai nostri, gli stessi ad esempio, della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” delle Nazioni Unite comporterebbe come conseguenza una parificazione nel rapporto tra noi e loro, considerarli soggetti attivi pienamente autonomi nelle loro decisioni e nella determinazione del loro futuro, una rinuncia quindi a ogni forma di sfruttamento, di utilizzo di tutto ciò che appartiene loro o che fa parte di loro, in ogni ambito, a partire dall’economico fino ad arrivare alla scienza, che tante volte è stata descritta, non sempre a torto, come cieca davanti ai diritti di un essere (immaginate se alieno!) a fronte del suo trattamento, naturalmente arbitrario e strumentale, a fini di ricerca. Può essere mai possibile, parlando obiettivamente, una soluzione pacifica in questo senso del termine, un contatto che vuole essere costruttivo e rispettoso e mai invadente, un atteggiamento dell’umanità che di fronte a una tale volontà dell’«altro» è pronta a salutare amorevolmente e lasciarlo andar via? Si tratta quasi di una prospettiva da sogno, in una società occidentale che dà il meglio di sé sulla carta e il peggio nella realtà. Una soluzione che in seguito al contatto non prenda affatto in considerazione la ricchezza minerale o energetica dell’altra popolazione a fini di sfruttamento meramente egoistico non credo sia avverabile oggi come oggi: il segnale che ci sta dando la volontà di alcune società di iniziare a commercializzare la Luna non è tra i migliori, e comunque è erede di uno spirito imperialistico tipico all’uomo, lo stesso che, seppur con l’attenuante dell’atmosfera “agonistica” della Guerra Fredda, aveva piantato la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare, proprio come Cristoforo Colombo lo stendardo di Aragona e Castiglia sulla spiaggia di San Salvador. Può inoltre un mondo che si ritiene depositario di cultura e civiltà, libertà e diritti umani, applicarli e riconoscerli a popolazioni aliene alla Terra, se non li riconosce neanche a popolazioni terrestri? Quant’è aspra e terribile la lista di tutti i genocidi e le stragi che durante la seconda metà del Novecento hanno visto il silenzio dell’Occidente portatore di Giustizia e Diritti, e quant’è ancor più aspra quella di finti genocidi, gridati soprusi, avvertiti bisogni di democrazia, che hanno visto invece il pronto intervento delle Potenza Libere, facendo sì che la guerra dei “Portatori di Pace” arrivasse in posti in cui quelle stragi e quei genocidi non c’erano, ma erano solo un mezzo per sfruttare le risorse economiche locali? Come possiamo pretendere che gli stessi uomini che snobbano la distruzione dell’Amazzonia, casa di popoli indigeni (a questo punto a buon motivo si potrebbe dire alieni), non riconoscendo loro il diritto all’autodeterminazione (lo stesso invocato dai Patrioti americani nei confronti della Gran Bretagna nel 1776) poiché gli interessi economici e di ricchezza sotto il polmone del mondo sono troppo appetitosi, gli stessi uomini che si sono fiondati invece in qualità di salvatori della Libertà in Libia contro il tiranno Gheddafi, ma non muovono lo stesso dito per la Siria, povera di petrolio, riconoscano volontariamente e sinceramente diritti a popolazioni extraterrestri? Eppure sarà questa la prima complicazione filosofica che ci si porrà e la più importante, poiché è dal riconoscimento o meno di star dialogando alla pari con qualcuno che deriverà il futuro dell’umanità nell’universo. È la sfida più grande per l’uomo moderno, abbandonare cioè la nostra endemica presunzione per aprirci culturalmente a un Mondo che sempre più probabilmente potrebbe diventare “casa più affollata”.
Non c’è da dubitare che il primo pensiero nei cuori di tutti sarà quello di apertura amichevole verso l’alieno se pacifico sarà il contatto, com’è altrettanto indubbio il senso di disgusto e riprovazione se il genocidio e la distruzione dei “marziani” sarà a priori la nostra risposta. Il problema tuttavia sta nel fatto che anche nel XVI secolo simili reazioni hanno avuto luogo, anche nel XVI secolo per la grande maggioranza della gente il problema della Creazione non si poneva nemmeno, e molti sono stati gli scrittori che hanno difeso gli Indios e denunciato il loro trattamento. Eppure rimaneva un fatto: il “Paradiso”, perché anche così fu chiamato nel ‘500, che si estendeva di là dell’Atlantico era troppo ricco, troppo allettante, troppo necessariamente sfruttabile. E si trovò un escamotage, ci si disse cioè che Cristo non era venuto anche per loro fino a quando non fossero stati battezzati. Ma prima arrivò Cortés e poi i missionari…
Ritornando a oggi, non è quindi negabile la propensione positiva delle persone a contatti alieni pacifici e amichevoli, ma non è negabile neanche l’avidità umana che, se troverà in mondi alieni ciò che brama, avrà molti mezzi per giustificare stermini e sfruttamento. Un esempio banale a prima vista, ma di portata devastante nelle mani delle giuste lobby? La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo porta la dicitura Uomo, non Uomo e Alieni…
A questo punto la domanda non è più se vi è la possibilità che l’uomo scopra pianeti con forme di vita intelligente nell’Universo, al contrario la domanda è se vi è la possibilità che l’uomo riesca ad essere pronto al più presto per questo incontro.

-Simone Trentacarlini