In my restless dreams I see that town, Silent Hill.

Prendete un fifone, un leone, un romantico, una persona molto razionale, un uomo o una donna e metteteli davanti allo stesso capitolo di Silent Hill. Alla fine chiedete che emozioni hanno provato e faticherete a credere che abbiano giocato allo stesso videogioco. Perché è questa la magia di un Silent Hill, quella di cambiare in base a chi gioca e al periodo in cui ci si gioca e di regalarti emozioni che ti resteranno addosso per mesi.

Silent Hill è una saga di videogiochi horror, una di quelle saghe che hanno fatto la storia, che vanno avanti dai tempi della prima playstation, che hanno avuto alti e bassi ma che sono riuscite, bene o male, a sopravvivere fino ai nostri giorni. Ogni capitolo ha una storia a sé, qualche volta collegata con le altre, talvolta completamente autonoma, senza nemmeno un personaggio in comune con il resto della saga. Ogni episodio costituisce un mondo a sé, con la propria mitologia e con i propri personaggi. Questo perché i mostri e la storia sono strettamente collegati con la psicologia del protagonista di turno. Il represso vedrà dei mostri con fortissimi richiami alla sua sessualità perversa, così come il nemico principale dell’orfano sarà l’uomo nero, tra l’altro affrontato proprio in un orfanotrofio.

Ma la vera protagonista della saga è una sola, Silent Hill. E’ lei, che riesce a leggere dentro i suoi abitanti e a punirli per i propri peccati, la città che passa dalla sua dimensione disabitata ed inquietante alla sua versione infernale, nella quale ogni cosa è ricoperta di sangue e ruggine, l’elemento comune di tutti i giochi. Per alcuni è stata un nido d’amore, per altri una casa, per altri ancora un semplice luogo di passaggio; Alcuni si sono ritrovati lì per espiare le proprie colpe, altri sono stati richiamati dalla città stessa in un momento di necessità, ma tutti si sono ritrovati ad affrontare i propri demoni. L’unico punto di salvezza del gioco sono i bambini, importantissimi nella saga. Sono la coscienza non ancora macchiata dei personaggi, sono le uniche anime pure che girano per la città, che spesso guidano i protagonisti, aiutandoli a ritrovare la retta via. Sono l’unica speranza per i peccatori che cercano la loro salvezza.

Come già ho detto prima, elemento importante della saga è la profondità psicologica dei personaggi. Ogni singola ambientazione, ogni mostro, ogni dialogo, ogni frammento di giornale trovato in giro per la mappa fanno luce sulla vita dei personaggi. Niente è messo a caso, ed è questo ciò che più colpisce il giocatore. Nel momento stesso in cui si finisce il gioco, o meglio, nel momento in cui si sblocca uno dei finali, si inizia a vederci chiaro, o forse a capirci ancora di meno, e partono mille teorie sull’interpretazione dell’episodio. Teorie che possono tenerti sveglio la notte e che possono spingerti a riiniziare il gioco, a sbloccare un nuovo finale (ogni episodio ha almeno 5 epiloghi), e a riprendere con nuove teorie. E’ un circolo vizioso che ti prende e non ti lascia più. E’ come se il gioco non finisse mai veramente, ed è il motivo per cui, dopo più di 8 anni dalla prima volta che l’ho iniziato, ancora oggi ogni tanto riprendo in mano il mio vecchio Silent Hill 2 e riprendo il mio viaggio infernale, che per ogni spavento mi regala mille emozioni.

-Paolo Riccio

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