La Cristoforetti e il degrado italiano.

Come spero sappiate tutti, qualche giorno fa è tornata dalla spazio quella simpatica donzella italiana, quella lì che prima ha preso una laurea da niente in Ingegneria, poi, non contenta, dopo qualche master sparso, ha deciso di entrare nell’Aeronautica Militare e, non ancora soddisfatta, è diventato capitano e si è messa a collezionare 500 ore di volo su vari caccia e aerei(ovviamente tutto a spese nostre mentre spargeva scie chimiche in giro per il mondo). Insomma quella che nella vita non ha fatto nulla se non farsi un curriculum così lungo che solo per leggerlo hai bisogno di prenderti una settimana di ferie. Ecco, dopo essere stata la prima donna italiana che a farsi una vacanza nello spazio (perché si tratta di vacanza, mica stava lì per fare qualcosa di utile), è tornata in Italia, acclamata da tutti quei tizi che nella vita non fanno nulla se non studiare dalla mattina alla sera sperando di essere come lei.

Fortunatamente al suo ritorno, una delle più grandi menti italiane, una di quelle che, tramite programmi di un certo spessore quali “L’Isola dei famosi” e “La talpa”, rende edotta la popolazione su temi scottanti e attuali, dopo aver attentamente analizzato il suo curriculum e il suo lavoro, ha ritenuto opportuno rendere nota ai cittadini la sua opinione, facendo notare, assolutamente senza nessun velato populismo, che molte altre persone stanno fuori per lavoro parecchi mesi, senza però ricevere tutte queste feste al loro ritorno. Ovviamente se ciò viene detto da una persona che nella vita si è trovata di fronte a grandi sfide ,tra le quali voglio ricordare fare l’opinionista durante “Ballando Sotto le Stelle”, il messaggio arriva sicuramente forte e chiaro. La grande bellezza delle sue dichiarazioni sta nel riuscire paragonare un lavoratore che va a spaccarsi la schiena (che casualmente si ritrova sempre protagonista di post del genere) e una persona che va nello spazio per eseguire degli esperimenti. Mica è facile paragonare due attività così distanti, non è da tutti.

Ovviamente a dar manforte a questo vate della cultura italiana sono intervenuti quei simpatici utenti che, grazie ad eloquentissimi interventi, han fatto di tutto per screditare questa falsa eroina, facendoci capire quanto questa signora non valga, in realtà, nemmeno la metà dei nostri Marò, e di come questi soldi utilizzati per la ricerca in realtà andrebbero investiti in ben altro, senza specificare però in cosa e quindi lasciando libera la nostra immaginazione di vagare.  Inoltre grande aiuto a questa causa è stato dato da quelle persone, sia donne che uomini, impegnate a far capire come una donna che non ha delle forme perfette e non sembra uscita dal paginone centrale di Playboy vada solamente presa in giro, insultata e invitata a tornare in cucina. Perché si sa che, se la donna non è bellissima, allora non è degna di essere al centro dell’attenzione.

Che dire, dalla mia umile dimora volevo solamente ringraziare queste persone, pensare che io ero convinto che la prima donna italiana nello spazio, quella con il record di permanenza per un rappresentate del gentil sesso, dovesse essere d’esempio per tutti, dovesse essere l’obiettivo da raggiungere, il tipo di persona a cui tutti devono tendere, ma evidentemente mi sbagliavo.La donna deve essere bella e stupida, partecipare a programmi in tv e mostrare le sue forme al popolo, solo così potrà essere amata e acclamata dai cittadini. Detto ciò scusate, ma devo scappare. Mi sono ricordato che devo bruciare i miei libri universitari e correre a comprarmi una copia di Cioè.

-Paolo Riccio

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La nuova socialità

L’altro giorno sul pullman mi sono fermato ad osservare un attimo la gente intorno a me, tutti erano ipnotizzati dai loro telefoni cellulari, non una parola nel mezzo. Nonostante ci fossero molte persone nessuno discuteva con il vicino, nessun ragazzo faceva commenti con altri  o cercava di  parlare con qualche passeggera carina; solo un silenzio sterile si diffondeva nel mezzo. L’attenzione di tutti si focalizzava però sul loro ’’ microcosmo ‘’,  la loro dimensione fittizia che sembrava la sola degna d’attenzione. La scena mi si è ripresentata più volte in forme diverse: mentre prendevo il treno per Roma, a lezione durante la pausa; notavo come tutti si chiudessero in una realtà diversa da quella vera e di come la preferissero di gran lunga a questa perché esistevano solo loro lì.

Nell’epoca in cui viviamo si è creata una socialità nuova, dove le relazioni tra gli individui si svolgono in un posto fittizio: “La Rete” . Questo rappresenta un universo a parte in cui è vero che interagiamo con gli altri, ma sempre attraverso la mediazione di un mezzo(il telefono o il computer) che esclude ogni volta qualcosa della totalità dei  veri singoli: se massaggiamo con il telefono non abbiamo modo di vedere l’espressione, di sentire l’odore,  di essere in empatia con il nostro interlocutore come quando lo siamo parlandoci faccia a faccia e non abbiamo neanche modo di vedere la spontaneità  della sua reazione, perché l’altro ha la possibilità di riflettere prima di risponderci. La persona che usa il mezzo virtuale si isola poi dalla vera società e non ne fa parte, non vuole farne parte perché non la sente sua. Così mi sono accorto sul pullman vedendo che pur essendoci tanta gente ero rimasto in realtà solo con me stesso .

Preferiamo interagire con dei cloni, con un surrogato di quello che è la dimensione reale perché riteniamo sia più comodo, ma ciò non fa altro che rendere l’uomo più debole, preda del giudizio altrui e schiavo dell’apparenza.  Siamo tanto “spaventati” dalla compagnia degli altri che preferiamo rifugiarci in un mondo fatto di personaggi virtuali e invece di affrontare la realtà che ci si pone davanti ogni giorno ne creiamo una nostra. Parliamo della attuale come di una società piena di libertà, ma non abbiamo forse perso la libertà di condividere dal vivo le vere emozioni? Preferiamo confrontarci con duplicati telematici di persone di cui non possiamo vedere l’espressione del volto , il sorriso, di cui non possiamo assaporare l’aroma, ma delle quali abbiamo solo una copia dell’immagine posta lì e che ci sembra tutto. Il tutto che cerchiamo è altro, è fuori dalla RETE.

La socialità reale poi sembra essersi riconvertita in qualcosa di virtuale:  al posto dei luoghi d’ incontro si sono sviluppati i Social Network , che ci bombardano di pubblicità su quello che ci piace, dove possiamo vedere quello che ci interessa e dove possiamo “controllare” le azioni degli altri, dove siamo a nostra volta controllati, e dove molto spesso appariamo e non siamo (il che dimostra quanta falsità sia presente all’interno di queste “nuove strutture sociali”). Gli stessi telefoni cellulari si sono trasformati in veri e propri computer che ci permettono di essere sempre aggiornati, sempre in contatto con ‘’il nostro avatar virtuale’’. Tutto è infatti formato per creare “un microcosmo” dove noi siamo gli unici membri ,dove ogni cosa è perfettamente controllato da noi (o almeno è quello che crediamo).Prende forma così un mondo dove l’Io è al centro dei riflettori ed è esposto a un giudizio della massa . Ciò acuisce la nostra fragilità : da quello che scriviamo a quello che facciamo viene messo in posto facilmente consultabile da chiunque, i nostri gusti modulati, i nostri interessi controllati, ogni cosa è veicolata per farci essere preda e schiavi del consumo e del mercato che è il vero burattinaio che regge i fili della rivoluzione culturale sviluppatasi negli ultimi anni.

Siamo diventati così succubi delle nostre passioni : condividere con sconosciuti la nostra vita e conoscere quella degli altri che abbiamo dimenticato la vera bellezza che risiede nel parlare con un’altra persona, nel conoscersi per caso,  nel silenzio dell’attesa e nello stare soli, ma veramente soli  con noi stessi cercando di riflettere su che cosa ci aspettiamo davvero dalla vita.

Piccola postilla conclusiva

Vedere e vivere un cambiamento non è facile, spesso siamo assaliti dal timore e dai dubbi, infatti non so come si svilupperà questo nuovo mondo telematico sociale; non voglio criticare e rifiutare tutto il mondo digitale, mi pongo solo contro l’annientamento della spontaneità e nell’abuso delle tecnologie che sempre più massicciamente incidono nel nostro modo di esprimere e vivere i sentimenti autentici. Auspico un’autoregolamentazione da parte degli individui che usano le macchine affinché non si creino uomini dipendenti in toto da esse stesse.

Tutti i riferimenti a fatti cose persone o testi  sono puramente casuali.

Andrea Ruggiero