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Sulla difesa dell’Alienus

Anno Domini 1492, 12 ottobre
Cristoforo Colombo sbarca nel Nuovo Mondo su un’isola che battezza San Salvador e di cui prende il possesso in nome delle Loro Cattoliche Maestà Ferdinando e Isabella di Spagna. Poco tempo dopo fa la conoscenza degli abitanti dell’isola e il suo stupore deve essere grande nel trovarsi di fronte a persone dalla carnagione scura, colorata con pigmenti, dal corpo quasi totalmente nudo: i costumi e la cultura, orsù, se ci potete permettere, Maestà, diremmo piuttosto primitivi.
Non è un tema di storia questo, ma le analogie tra questi eventi e ciò che potrebbe succedere all’uomo moderno nel caso sbarcasse su un altro pianeta abitabile e vi trovasse degli “indios”, qualunque sia il loro grado di sviluppo, non sono poche. È bene, quindi, proseguire un altro poco con la rapida analisi degli eventi storici che sconvolsero completamente gli equilibri e la mentalità su cui l’Europa del XVI secolo si basava.
Forse il contraccolpo psicologico non fu tanto quello di Colombo, che non pensava di non trovare nessuno in quelle terre, in quanto il genovese riteneva all’epoca del suo sbarco, e lo ritenne fermamente fino alla morte, di essere giunto in India. E avendo letto le mirabili descrizioni dettate da Marco Polo nel suo Milione, si aspettava, in effetti, di trovare la civiltà alla fine del suo viaggio, o quantomeno, se non le meraviglie del Catai, delle persone. Ma il problema fu quando, appurato alcuni anni dopo di trovarsi in realtà di fronte a un nuovo continente, ci si rese conto che quelle genti non erano Indiani, bensì popoli nuovi e sconosciuti. Non ci si chiese da dove fossero arrivati, se ci potesse essere un incontro tra le due culture; la prima domanda che gli Europei si posero fu: loro fanno parte della Salvezza? E ci si rispose di no! Due bolle papali allora permisero lo sfruttamento dei loro territori rispettivamente a Spagna e Portogallo, a patto che diffondessero tra gli Indios la vera Fede…
Quale può essere l’analogia con il mondo attuale? Apparentemente nessuna, ma a uno sguardo più attento si può cogliere che il mondo, o almeno il mondo occidentale, in quell’occasione ha fatto conoscenza degli alieni. “Alienus” in latino vuol dire estraneo e, di più diverso di persone seminude, primitive, che eseguivano riti di cannibalismo, che cosa si aspettavano gli Europei? E quale fu la reazione che gli Europei ebbero nei loro confronti? A guardare le riserve in cui i veri aventi diritto alle terre americane sono rinchiusi, non si potrebbe affermare che fu “amichevole”.
La scienza moderna e in particolare l’astronomia hanno fatto passi da gigante nell’ultimo cinquantennio e hanno reso sempre meno remota la possibilità di trovare pianeti extrasolari abitabili o abitati da forme di vita. Ormai i pianeti con caratteristiche ambientali favorevoli alla proliferazione della vita sono nell’ordine delle migliaia e lo sviluppo rapido di rami della scienza come l’esobiologia e l’astrobiologia ne è una prova. Acqua e molecole organiche elementari sono diffuse persino su alcuni satelliti di Giove. Ecco perché il dibattito sulle complicazioni etiche e culturali derivanti da un eventuale incontro con specie “aliene” diventa alquanto urgente e attuale. Tuttavia, come per quasi tutti gli eventi nella storia dell’umanità, l’uomo non dovrebbe neanche in questo caso immaginare e fantasticare, quanto piuttosto guardarsi indietro e cogliere nei fatti già accaduti insegnamenti futuri. Certo, ora siamo nel XXI secolo, abbiamo l’elettricità, abbiamo la bomba atomica, oggi Genova-San Salvador si può fare in dodici ore seduti comodamente in un Boeing e non in tre mesi tra i ratti di una stiva maleodorante. Ciononostante, rapportandoci sempre all’etimologia di alieno, l’uomo occidentale ha incontrato alieni già a partire dalle guerre persiane in Grecia, in cui gli straniero, gli «alieni», erano persone alte, scure, con piercing ovunque e che giacevano con sorelle e figlie. È quindi necessario abbandonare l’idea mitologica dell’alieno, tipica degli anni ‘60-‘70, un’idea spesso suggerita dai film di Hollywood, in cui, per quanto apocalittica fosse la situazione, alla fine le forze degli Stati Uniti sconfiggevano il diverso, lo straniero invasore e riportavano la pace. Tralasciando anche l’enorme portata propagandistica di questi film in cui le principali analogie erano alieni=URSS=pericolo e uomo=USA=bene (quanto la Guerra Fredda abbia apportato al mito dell’invasione aliena è incalcolabile), diviene perciò rilevante impostare il dibattito e l’analisi sulla reale risposta dell’uomo a un evento capace di sconvolgere completamente la sua sicurezza e i suoi punti di riferimento.
Non vorrei parlare della scoperta di forme di vita semplici o animali su altri pianeti, al contrario mi preme capire cosa faremmo di fronte a una specie “extraterrestre” intelligente come la nostra; e anche in questo caso tralascerei volentieri l’eventualità, che per quanto romanzesca non è da escludere, di una “Guerra tra Mondi” in cui siano gli alieni ad attaccare, per soffermarmi su un possibile incontro pacifico, in cui veramente tutte le complicazioni etiche e filosofiche emergerebbero con forza.
È augurabile che la prima domanda a farci non sia se questi nuovi esseri facciano e meno parte della Creazione, almeno non nel XXI secolo, sebbene le possibilità di ostilità religiose non siano del tutto da escludere, visti alcuni atteggiamenti fondamentalisti, quasi “controriformistici”, che il mondo ha conosciuto negli ultimi anni, come il rogo del Corano da parte di un pastore americano o le stragi perpetrate in Norvegia da un fanatico che si considerava erede dei Crociati e che ha mitragliato un centinaio di ragazzi in nome di “Dio lo vuole”. In ogni caso la maggioranza dell’opinione pubblica è ormai estranea, e per fortuna, a questo tipo di giudizio. Tutt’al più l’importanza che la domanda “Fanno parte della Creazione?” aveva nel XVI secolo può esser rivestita da un’altra domanda, per noi di drammatica attualità, “Dobbiamo riconoscere loro dei diritti?”. E qui le cose si complicano, senza dubbio, in quanto l’uomo diventa, se vuole, il più cattivo tra le forme di vita esistenti: ora, riconoscere loro dei diritti pari ai nostri, gli stessi ad esempio, della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” delle Nazioni Unite comporterebbe come conseguenza una parificazione nel rapporto tra noi e loro, considerarli soggetti attivi pienamente autonomi nelle loro decisioni e nella determinazione del loro futuro, una rinuncia quindi a ogni forma di sfruttamento, di utilizzo di tutto ciò che appartiene loro o che fa parte di loro, in ogni ambito, a partire dall’economico fino ad arrivare alla scienza, che tante volte è stata descritta, non sempre a torto, come cieca davanti ai diritti di un essere (immaginate se alieno!) a fronte del suo trattamento, naturalmente arbitrario e strumentale, a fini di ricerca. Può essere mai possibile, parlando obiettivamente, una soluzione pacifica in questo senso del termine, un contatto che vuole essere costruttivo e rispettoso e mai invadente, un atteggiamento dell’umanità che di fronte a una tale volontà dell’«altro» è pronta a salutare amorevolmente e lasciarlo andar via? Si tratta quasi di una prospettiva da sogno, in una società occidentale che dà il meglio di sé sulla carta e il peggio nella realtà. Una soluzione che in seguito al contatto non prenda affatto in considerazione la ricchezza minerale o energetica dell’altra popolazione a fini di sfruttamento meramente egoistico non credo sia avverabile oggi come oggi: il segnale che ci sta dando la volontà di alcune società di iniziare a commercializzare la Luna non è tra i migliori, e comunque è erede di uno spirito imperialistico tipico all’uomo, lo stesso che, seppur con l’attenuante dell’atmosfera “agonistica” della Guerra Fredda, aveva piantato la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare, proprio come Cristoforo Colombo lo stendardo di Aragona e Castiglia sulla spiaggia di San Salvador. Può inoltre un mondo che si ritiene depositario di cultura e civiltà, libertà e diritti umani, applicarli e riconoscerli a popolazioni aliene alla Terra, se non li riconosce neanche a popolazioni terrestri? Quant’è aspra e terribile la lista di tutti i genocidi e le stragi che durante la seconda metà del Novecento hanno visto il silenzio dell’Occidente portatore di Giustizia e Diritti, e quant’è ancor più aspra quella di finti genocidi, gridati soprusi, avvertiti bisogni di democrazia, che hanno visto invece il pronto intervento delle Potenza Libere, facendo sì che la guerra dei “Portatori di Pace” arrivasse in posti in cui quelle stragi e quei genocidi non c’erano, ma erano solo un mezzo per sfruttare le risorse economiche locali? Come possiamo pretendere che gli stessi uomini che snobbano la distruzione dell’Amazzonia, casa di popoli indigeni (a questo punto a buon motivo si potrebbe dire alieni), non riconoscendo loro il diritto all’autodeterminazione (lo stesso invocato dai Patrioti americani nei confronti della Gran Bretagna nel 1776) poiché gli interessi economici e di ricchezza sotto il polmone del mondo sono troppo appetitosi, gli stessi uomini che si sono fiondati invece in qualità di salvatori della Libertà in Libia contro il tiranno Gheddafi, ma non muovono lo stesso dito per la Siria, povera di petrolio, riconoscano volontariamente e sinceramente diritti a popolazioni extraterrestri? Eppure sarà questa la prima complicazione filosofica che ci si porrà e la più importante, poiché è dal riconoscimento o meno di star dialogando alla pari con qualcuno che deriverà il futuro dell’umanità nell’universo. È la sfida più grande per l’uomo moderno, abbandonare cioè la nostra endemica presunzione per aprirci culturalmente a un Mondo che sempre più probabilmente potrebbe diventare “casa più affollata”.
Non c’è da dubitare che il primo pensiero nei cuori di tutti sarà quello di apertura amichevole verso l’alieno se pacifico sarà il contatto, com’è altrettanto indubbio il senso di disgusto e riprovazione se il genocidio e la distruzione dei “marziani” sarà a priori la nostra risposta. Il problema tuttavia sta nel fatto che anche nel XVI secolo simili reazioni hanno avuto luogo, anche nel XVI secolo per la grande maggioranza della gente il problema della Creazione non si poneva nemmeno, e molti sono stati gli scrittori che hanno difeso gli Indios e denunciato il loro trattamento. Eppure rimaneva un fatto: il “Paradiso”, perché anche così fu chiamato nel ‘500, che si estendeva di là dell’Atlantico era troppo ricco, troppo allettante, troppo necessariamente sfruttabile. E si trovò un escamotage, ci si disse cioè che Cristo non era venuto anche per loro fino a quando non fossero stati battezzati. Ma prima arrivò Cortés e poi i missionari…
Ritornando a oggi, non è quindi negabile la propensione positiva delle persone a contatti alieni pacifici e amichevoli, ma non è negabile neanche l’avidità umana che, se troverà in mondi alieni ciò che brama, avrà molti mezzi per giustificare stermini e sfruttamento. Un esempio banale a prima vista, ma di portata devastante nelle mani delle giuste lobby? La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo porta la dicitura Uomo, non Uomo e Alieni…
A questo punto la domanda non è più se vi è la possibilità che l’uomo scopra pianeti con forme di vita intelligente nell’Universo, al contrario la domanda è se vi è la possibilità che l’uomo riesca ad essere pronto al più presto per questo incontro.

-Simone Trentacarlini