br71

PERCHE’ NON SONO CRISTIANO di Bertrand Russell “IL CORAGGIO DI METTERE IN DUBBIO”

“Perché non sono cristiano” è un libro che racchiude diversi articoli ed interventi del filosofo, matematico ed attivista inglese Bertrand Russell scritti nell’arco di tutta la sua vita.

Certamente non è una lettura semplice, non è leggera quanto un romanzo di Sparks, ma per chi si vuole addentrare in questioni un poco più profonde del solito è un ottimo modo per iniziare. Infatti è come parlare a tu per tu con l’autore, non ricorre a termini speciali o particolari del settore. Insomma, non è uno che, come tanti altri intellettuali, giudica dall’alto della sua torre d’avorio. Russell sfoga tutta la sua indignazione, con sapiente ironia, contro la superstizione (il che sembra richiamare Spinoza) e l’ignoranza fortemente voluta dalla religione. Non mancano le argomentazioni contro la “santità” Chiesa Cattolica e tutte quelle altre cose che non possono mancare in ogni libro filosofico o politico ateo-agnostico. Dunque cos’é che rende unica quest’opera? Beh, per prima cosa, come dicevamo poco fa, lo stile: semplice, terra terra, senza intricati sofismi né tecnicismi. Russell scrive per parlare alla gente comune, non gli interessa relegarsi in un’elite intellettuale che si distacca dalle persone. Lui è TRA le persone e questo comporta una modestia che è spesso difficile riscontrare tra altri premi Nobel o scritttori. Seconda cosa, le sue argomentazioni appaiono incontensatibili. Russell è un uomo di ragione, non scrive CONTRO la relgione: egli ragiona sulla religione. E cosa conclude? Che non dovremmo passare la nostra esistenza a ragionare sull’esistenza o meno di un dio o chi per lui, perché come la Chiesa non sa un bel niente su come stanno davvero le cose, così noi non potremo mai rispondere a queste domande. Nessuno può sapere, dunque come può una religione Pretendere di sapere? Qui è l’ignoranza che Russell attacca con meravigliose invettive. “Il mondo non ha bisogno di dogmi, ma ha bisogno di libera ricerca.” scrive. Come si fa a non essere d’accordo? Sistematicamente il filosofo mette tutti i dogmi in dubbio e comprende che il dubbio è la condizione umana, quindi bisogna cercare sempre, scientificamente, ma senza fermarsi ai dettami di gerarchie ecclesiastiche che hanno finora dimostrato solo una scellerata crudeltà (riscontrata da lui più nel cattolicesimo che nell’islamismo [e considerando che è deceduto nel 1970 dobbiamo dargliene atto]) ed un machiavellico interesse più statale-personale che spirituale.

Russell si sofferma anche su altri argomenti, come l’amore libero, l’ostracismo dell’istruzione cristiano-tradizionalista, la medicina e l’antropologia. Chiudo con un giudizio nettamente positivo, consigliando quest’opera (che ha poco più di 200 pagine) a chi non si vuole fermare alle apparenze, a chi non vuole sottostare a dogmi preconfezionati ed incomprensibili, ha chi ha il coraggio di mettere tutto in dubbio.

Mettete mi piace su: Controcultura90

-Apostata Julian

zanzanzan

Recensione libro: “Le ritorsioni della sincerità”

Uscito nel 2009, il romanzo, che ho letto con interesse, è edito dalla CesareBlanc Edizioni, ed è l’unica opera in lingua italiana di uno scrittore ceco naturalizzato italiano, morto nel 2003. Mi sembra doveroso mettere qualche parola anche su di lui, visto quanto sia poco conosciuto all’interno del panorama letterario sia italiano che europeo.

Miroslav Wiecek nasce nel 1958, in piena dittatura comunista, e vedrà ad appena 10 anni l’entrata a Praga delle truppe sovietiche, cosa che lo continuerà a influenzare per il resto della sua vita. Studia poi chimica, ma l’amore per la letteratura lo spinge presto ad abbandonare gli studi per dedicarsi ad essa.
Scrive poesie e brevi racconti su una rivista universitaria, “Světové univerzity” Purtroppo, la maggior parte dei suoi lavori non passa la censura, così deluso dalla “perfetta” società comunista, appena ottenuto un visto per il passaporto si rifugia prima in Svizzera per poi chiedere asilo in Italia, dove rimarrà per tutta la vita, vivendo in un piccola casa vicino Latina, ma viaggiando spesso in tutta l’Italia meridionale.
Dall’esperienza italiana nasce anche il nucleo originale del libro, ambientato in un piccolo paese di mare della costa Adriatica. Fulvio è un militante di estrema sinistra, un operaio, sempre con la tuta addosso e sempre alle riunioni di partito, onesto e convinto della sua militanza. La vicenda è narrata in una calda estate di un anno imprecisato, potrebbero essere gli anni ’70 quanto potrebbero essere i giorni nostri. Un giorno le cose cambiano. Tutti, nel paese, sono costretti a dire la verità. E in questo momento che Fulvio si innamora di una ragazza che ogni tanto ha visto uscire dalle riunioni del partito, ma con cui non riesce mai a parlare. Il sindacato, vittima del morbo della sincerità, non ha più successo, svelando quanto sia poco onesto; il sindaco ormai è preso alla berlina da chiunque, sbattendo la verità in faccia e non nascondendo più i suoi piccoli traffici, ma anche la vita di chiunque è sconvolta dalla malattia che non lascia scampo. Assisteremo alla vicenda di Fulvio diviso tra l’amore per la ragazza sconosciuta, la lotta di partito, le partite di calcetto e l’amicizia con l’amico di una vita Vito, vicenda narrata da un punto di vista non convenzionale, ma che lascerò a voi il gusto di capire. L’estate al mare dell’operaio passa cercando di conciliare la sua attività lavorativa e politica con la ricerca del nome della ragazza, tra brevi passioni e delusioni struggenti.
In alcuni passi del romanzo si sentono gli echi di un altro scrittore ceco, Franz Kafka, come nei racconti assurdi della popolazione negli episodi che fanno da sottofondo alla vita di Fulvio. La sincerità è sempre un bene? Questo è l’interrogativo che echeggia mentre sorridiamo del fondo umano in quegli episodi umoristici ma che conducono ad un’amara riflessione.

Il molo era illuminato solo dal bagno di stelle, e le luci del porto illuminavano a sprazzi il mare. Era strano e contento, aveva smesso di farsi domande con quella sera. Aveva solo bisogno di tirarsi un po’ addosso di anima con Vito, e poi quell’assurda malinconia che gli prendeva al giorno gli sarebbe passata”.

Il romanzo purtroppo, è incompleto. Miroslav Wiecek si è suicidato nel 2003 nella sua casa al mare, in un posto che ha sempre amato. Viveva da solo, e in quel momento stava lavorando oltre che alla conclusione del romanzo anche alla stesura di alcuni brevi racconti.
Ma questo non pregiudica la bellezza del romanzo, ma anzi, è come se Wiecek avesse dato la sua ultima firma, morendo come uno dei suoi personaggi in un suo romanzo ceco. L’estrema poeticità di ogni singolo personaggio, dal protagonista all’ultima delle comparse, sono capaci come bombe di esplodere quando meno te lo aspetti, nella loro grandezza.

a volte Giulio, crediamo che quando moriremo sarà tutto risolto. Eppure no. Non riusciremo a portare a termine il lavoro che stavamo facendo, non saluteremo i nostri amici, non faremo pace coi nostri nemici. Una volta chiusi gli occhi per sempre però, il mondo continuerà esattamente come lo avevamo lasciato, consegnandoci all’oblio. Forse è questa la cosa più triste.”

-Orlando Vico

1992-la-serie

Recensione: 1992

Una storia fatta di politici corrotti, infiltrazioni al potere e la DC al potere. No, non è il telegiornale. È la nuovissima serie di Sky “1992”, che racconta uno degli anni più neri e complessi della storia d’Italia. Siamo figli del 1992, e il vuoto politico e istituzionale lasciato in quell’anno avrebbe influenzato gli anni a venire, e lo sta ancora facendo. Non voglio raccontare la trama, anche perché è storia recente, e chi ha qualche anno in più ricorderà di avere visto nei telegiornali quei fatti. La morte di Falcone e Borsellino, le inchieste di Antonio di Pietro, la fine della I repubblica, l’ascesa di un giovane imprenditore di nome Silvio Berlusconi e l’omicidio di Salvatore Lima.
1992mania-sky
C’è una scena proprio nel primo episodio, che mi ha colpito per la sua bellezza, in cui negli studi Fininvest Marcello Dell’Utri passeggia vicino a Stefano Accorsi  (ideatore della serie e attore in uno splendido ruolo drammatico) e negli schermi televisivi appaiono i titoli di Studio Aperto in cui si annuncia la morta di Salvatore Lima. La musica di sottofondo è la sigla di Casa Vianello. Dell’Utri guarda e non dice nulla, lasciando intendere che sappia molto più dell’omicidio.
C’è un’altra frase, sempre di Dell’Utri rivolta a Leonardo Notte, il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, che mi ha colpito particolarmente. “Dobbiamo salvare la repubblica delle banane” dice, mentre sullo sfondo si vede la skyline di Milano.

Quasi dimenticavo di spendere due parole per la colonna sonora. Totalmente adatta, la musica elettronica a volte mi ha ricordato la colonna sonora presente ne “Il Divo”.

Una serie stupenda. Immaginate House of Cards unita a Romanzo Criminale e Gomorra, ambientata nel 1992, e avrete quello che è questa seria. Profonda, personaggi di spessore, intrighi del potere all’interno del partito socialista e della sempre più potente Lega Nord, una serie che è quasi un colpo allo stomaco. Lontana dalle serie ‘agiografiche’ da Rai, e possibile da realizzare soltanto adesso, e per questo ancora più sincera.

-Lorenzo Olivieri