X-Men: Quando un fumetto spiega il razzismo meglio di qualsiasi libro.

Durante queste vacanze ho avuto l’occasione di leggere una bella storia degli X-Men, grazie ad uno di quei compendi giganteschi che raccolgono diversi albi usciti nel corso del tempo. La saga è molto bella, ma, dato che ancora non sono stato pagato dalla Marvel per farle pubblicità, non credo sia il caso di mettermi qui a decantarne le lodi. Semplicemente questa lettura mi ha fatto ragionare e mi ha aiutato a focalizzare per bene uno degli argomenti fondamentali di questa saga: la paura del diverso.
Certo, in tutti i fumetti, nei vari film e nei cartoni animati riguardanti i mutanti questo elemento si sentiva, ma personalmente lo percepivo come qualcosa che faceva parte di quell’universo e stop, come la magia in Harry Potter per intenderci. Capivo che era un elemento importante per la storia, che portava avanti il tutto, ma non mi ero mai soffermato  sulla forte denuncia che il fumetto voleva lanciare. Sarò stato stupido io? Sicuramente, ma se così non fosse stato ora non avrei materiale per scrivere questo articolo.
Fino ad ora ho dato per scontato che tutti conosceste più o meno la storia di questi mutanti, ma forse è bene fare un ripasso generale. La saga parte con Charles Xavier, un simpaticissimo scienziato e filantropo che, fin da bambino, ha sviluppato dei simpaticissimi poteri, tipo leggere e controllare la mente, e che cerca in tutti i modi di instaurare una convivenza pacifica tra i mutanti, cioè le persone che, a causa di una mutazione genetica, mostrano questi poteri, e tutto il resto della popolazione. Costruisce una scuola per giovani dotati, così da insegnare loro come controllare i proprio poteri e salvarli dalle discriminazioni per il loro aspetto(molti hanno un aspetto demoniaco o animalesco, alcuni, i più sfortunati, sono addirittura pelati) e  mette su un gruppo di mutanti con lo scopo di contrastare i membri della propria razza con intenti criminali. Per quanto questo riassunto sia la cosa più brutta mai scritta su questa saga, credo che sia abbastanza esaustivo.
Nel titolo dell’articolo ho scritto che questo fumetto spiega il razzismo meglio di un qualsiasi libro, ma anche meglio di un qualsiasi trattato, film o dibattito, e ciò è possibile poiché la saga va avanti dagli anni 60, mostrando come si passa dalla semplice paura del diverso ad un vero e proprio odio radicato nella popolazione. La gente ha paura dei primi mutanti, è diffidente, ma piano a piano i rapporti, se non proprio si distendono, quanto meno non degenerano. Poi qualche mutante sbaglia, tutti i mutanti provano a rimediare, ma i soliti politici riescono a prendere la palla al balzo e ad aizzare l’odio. Si rimedia, ma puntualmente qualche testa calda sbaglia, e, alla lunga, per quanto siano molti più i mutanti che vogliono vivere in pace di quelli che vogliono il potere, la gente diventa sempre più impaurita, i politici sfruttano il tutto per salire al potere e si arriva a schedare tutti i mutanti, a cercare una “cura” per renderli normali, a rinchiuderli, in un universo parallelo, in dei campi di concentramento a causa della follia di un solo supercattivo.
Tanti, e io per molto tempo sono stato uno di questi, non si rendono conto che la vera forza di questo fumetto non sta nei disegni o nel carisma di Wolverine, Ciclope o Magneto, ma nel messaggio che vuole mandare, nello spronare a ricercare il bello nell’altro e nel non fermarsi all’apparenza(non è un caso che l’X-Men più buono e amato di tutti abbia l’aspetto di un demone), nel superare le barriere politiche( non tutti avrebbero avuto il coraggio di mettere tra i buoni un russo a metà degli anni ’70 o una giovane mussulmana ai giorni nostri) e nel cercare di capire sempre i nostri nemici, nel chiederci perché si comportino in un modo e nel tentare, per quanto sia difficile, di convertirli(certi dialoghi tra Magneto, un mutante ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento ed in grado di controllare il metallo, e il professor X, due ex amici diventati ora acerrimi rivali a causa di idee diametralmente opposte, sono capaci di commuovere per la loro profondità).
Questa è la vera portata rivoluzionaria del fumetto, una saga che dimostra come certe opere, considerate per bambini o inferiori dagli intellettualoidi da salotto, riescano a trasmettere un messaggio molto più efficacemente e velocemente di qualche storia strappalacrime scritta dal professorone di turno.
-Paolo Riccio
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