Come salvarsi dalle bufale online

Le scie chimiche, le arance sieropositive, i 30 euro al giorno per ogni immigrato, il bollo che è illegale, Vanessa e Greta tornano in Siria o personaggi come Gigi D’Alessio che periodicamente tornano a morire per poi risorgere. Alcuni di noi ci hanno forse qualche volta creduto, tutti noi le vediamo troppo spesso sulla nostra home di Facebook. Ma l’Italia è sempre stato terreno fertile per la nascita e la crescita delle bufale.
Nel 1600 il pregiudizio diffuso che ci fosse qualcuno che spargesse il morbo della peste scatenò l’isteria collettiva. In una vera e propria caccia alle streghe coloro che poi spesso erano ai margini della società venivano condannati a morte come “untori”.
Nel 1918, durante l’epidemia di spagnola, in varie città italiane si sparse la voce che il disinfettante sparso per le strade dagli addetti alla nettezza urbana contenesse il germe dell’influenza, secondo un piano segreto dell’allora governo per ridurre la popolazione.
Spesso, il fatto che l’articolo riportante la bufala venga da internet da’ una parvenza di autorevolezza. Magari vengono citati eminenti scienziati, con accreditati studi scientifici (poco importa poi che l’autore del presunto studio sia un certo Paul Village dell’università ‘Ugo Fantozzi’ di Stanford o che il terrorista islamico che ha minacciato di far saltare in aria il Vaticano si chiami Teoh Al-Mammucar). Il meccanismo è lo stesso della pubblicità, quando ci piazzano uno in camice a pubblicizzare omogeneizzati, e complice la nostra ignoranza in omogeneizzati, ci fidiamo di quello che dice e compriamo venti pacchi di omogeneizzati alla carne di tacchino, pure se quello in camice di professione fa l’imbianchino. Dimentichiamo che in internet chiunque può aprire un sito e condividere notizie completamente inventate.
“Il mondo deve sapere” “condividi il più possibile” “lo vogliono tenere nascosto” o parole come omicidio-assurdo-incredibile-guarda qui-apri-clicca-sangue quasi sempre scritto in maiuscolo per attirare l’attenzione sono il facile specchietto per le allodole in cui far cadere il curioso di turno.

Come non cadere nella bufala? Ricordiamoci che spesso le bufale non sono innocue, credere ciecamente ad esse può essere pericoloso per noi e il sito guadagna dalle nostre condivisioni, e di riflesso dalle nostre paure (qui un ottimo articolo su questo).
Per prima cosa, fate ricerche. Se non avete idea di come cercare notizie, cercate su qualsiasi motore di ricerche (nome della bufala)+bufala. Ci sono diverse persone che come lavoro danno la caccia alle bufale. Se non avete successo, cercate i nomi citati, gli studi che vengono nominati. Se non ci sono nomi, stile “alcuni esperti” senza nominare dove vivono e chi sono questi esperti (anche il mio barbiere si ritiene un esperto in economia, e la sua idea per uscire dalla crisi è stampare soldi per tutti) allora chiudete tutto, è una bufala conclamata.

Altrimenti (questo personalmente è il mio metodo) usate il Rasoio di Occam. Ve lo spiego applicandolo alle bufale sopra citate.
Le arance sieropositive. Qualche tempo fa, vidi su Facebook le immagini di un arancio che aveva delle macchie rosse (le classiche arance rosse che abbiamo sempre mangiato). La didascalia allarmistica diceva, e cito testualmente: “Servizio di emergenza arlerta algeria recuperato una grande quantità che provenivano dalla Libia queste arance sono iniettati sangue contaminato da HIV AIDS, si prega di condividere questo messaggio.” A parte il messaggio, scorretto nella grammatica e nella sintassi, mi sono immaginato il presunto “untore” mentre fermava il carico di arance diretto in Italia e sventolando una siringa in mano diceva: “fermate tutto che le devo infettare prima!”. Tralasciando il surrealismo dell’immagine, immaginatevi sto poveraccio che una ad una inietta col sangue infetto tutte le arance libiche (ancora non capisco che piffero c’entra l’Algeria). Ma non esisteva un metodo più veloce per spargere il morbo? Tralasciamo il fatto che è assurdo che qualcuno (chi poi? Il governo libico? L’Isis? I contadini algerini arrabbiati? I marò?) voglia infettare una nazione con le arance, facendo qualche ricerca ho letto che il virus dell’AIDS muore a contatto con l’aria, e un ulteriore prova è che è l’ITALIA a esportare arance in Libia, non il contrario.

Spesso, la ragione più semplice è quella reale. Mettiamo sul rasoio un’altra bufala: le scie chimiche. Quanta probabilità c’è che intere compagnie aeronautiche, farmaceutiche, militari, intere nazioni, riescano a buttare con gli scarichi senza che nessuno lo sappia, tenendo all’oscuro militari, piloti, medici, ingegneri e politici. A che scopo poi? A questo punto questo complesso sistema di spiegazioni complicate, contraddittorie e non necessarie, cade. Il fatto ha molto meno peso, è la spiegazione più semplice è quella corretta.
Controllate prima di condividere, non condividiamo ignoranza, anche se lo facciamo armati delle migliori intenzioni.

-Lorenzo Olivieri

Facebook è gratis e sempre lo sarà(?)

Qualche giorno fa la nostra pagina ha raggiunto i mille iscritti. Per una pagina partita dal nulla è stato un bel traguardo, vuol dire che almeno mille persone hanno apprezzato i nostri articoli, si sono interessati e li hanno condivisi. E’ stata una grande emozione e un incentivo ad andare avanti. Può sembrare stupido ma sapere che ci sono persone che leggono e condividono i tuoi articoli ti rende molto felice. Insomma, eravamo allegri e abbiamo abbondantemente brindato a questo traguardo. Sarebbe stato tutto perfetto se non fosse che Facebook ha una stranissima politica per quanto riguarda le pagine. Ci siamo accorti che i fan non crescevano più e i nostri post non riscontravano più consensi. Ci siamo detti che evidentemente i contenuti non erano così interessanti, che magari eravamo un po’ sottotono rispetto a prima.
Poi siamo andati a controllare la copertura dei post. Per chi non gestisse una pagina la copertura è, sostanzialmente, il numero di persone che quel link riesce a raggiungere. Sostanzialmente, su quante bacheche appare. E qui abbiamo avuto una bellissima sorpresa. Se prima la copertura dei post era di 500-600 persone, quindi diciamo almeno la metà dei fan, per un post condiviso solo in bacheca, adesso questa copertura raggiunge a stento le cento persone. Come mai? Semplice, ogni volta che si raggiunge un “traguardo” Facebook, tramite i sui bellissimi algoritmi,  abbassa la copertura dei post. Insomma, più fan uno ha meno gente riesce a vedere i suoi post. Logico, no? E’ come dire che più una persona studia più bassi sono i suoi voti o che più una persona va a correre più ingrassa. Cose assolutamente logiche.
Ovviamente però, prima di innervosirci, siamo andati a controllare se altre pagine avessero avuto lo stesso problema e, scavando nei meandri di questo social network, abbiamo scoperto cose assurde. Tipo che, per avere una certa copertura, una pagina gestita da un personaggio pubblico ha deciso di eliminare tutti i fan inattivi. Oppure che un’altra pagina ancora, questa volta una pagina nerd, ha visto ridursi di più della metà la copertura dei post appena raggiunti i diecimila fan.
Un problema senza possibilità di risoluzione? Assolutamente no, perché Facebook, nella sua grande magnanimità, ha deciso di mettere a disposizione dei gestori delle pagine una soluzione per avere centinaia e centinaia di visualizzazioni in più. Pagare. Perché è giusto che una pagina, per farsi conoscere, debba pagare fior di quattrini per poter fare in modo che i suoi fan, o altri utenti, vedano i suoi contenuti sulla bacheca. E ovviamente una pagina gestita da studenti universitari può permettersi di pagare dai due ai venti euro al giorno per far vedere i post, gli articoli e le foto che pubblica. E quindi, piuttosto che apparire come dei pidocchiosi e spronare i propri fan a condividere tutto e a controllare spesso la pagina è meglio pagare per permettere agli stessi fan di vedere i propri post.

E’ così logica come cosa che nemmeno vi era bisogno di sprecarci delle parole per farla conoscere al mondo, ma si sa che noi blogger siamo dei chiacchieroni che si lamentano di tutto e che non vogliono spendere due spiccioli per avere quello che tutti coloro che scrivono su internet vogliono, visibilità.  E’ giusto che, o si paga, o si lascia la visibilità alle pagine della Marina Militare e di Scuola

-Paolo Riccio

pagina facebook: Controcultura90