Dannunzio

Vitalismo, ribellismo, droga e yacht: un abruzzese a Fiume.

“La vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero dalla libertà”

(uno dei motti dell’esperienza fiumana)

Era l’11 settembre 1919, quando alla testa di circa 2000 legionari il caro nostro conterraneo Gabriele d’Annunzio varcava i confini della città di Fiume. L’esperimento dell’occupazione della città di Fiume e della creazione della Repubblica Fiumana durò fino al 25 dicembre dell’anno dopo, ma i suoi magnifici e fragorosi effetti, come tanti esplosivi fuochi d’artificio, sarebbero durati per anni, e avrebbero influenzato e anticipato tutti i movimenti rivoluzionari del mondo. Intanto, da subito, la celebre Impresa Fiumana avrebbe avuto risonanza in tutti gli ambienti di sinistra.
Era il 12 settembre quando d’Annunzio tiene un discorso d’inaugurazione dal suo balcone, e non tarda ad arrivare un telegramma dal Club DADA di Berlino elogiando quella che sarebbe stata un’esplosiva “impresa dadaista”. In quel caotico periodo pieno di fervida azione ed esaltanti feste per le piazze di Fiume, d’Annunzio da il via ad una serie di plebisciti (referendum, li chiameremmo oggi). Il primo sarà proprio per l’annessione di Fiume all’Italia, condizione snobbata dai grandi leader alla conferenza post 1° guerra mondiale. Ma me ne frego, tanto ci pensa d’Annunzio.
Fiume in quel periodo diventa un crogiuolo di avanguardisti, nazionalisti, paramilitari (ai già 2000 legionari dannunziani se ne aggiunsero altri 3000, soldati italiani che avrebbero dovuto fermare il poeta che ha già troppo fascino). Tra i tanti che arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo ci sono Filippo Tommaso Marinetti (che parlò di “allegria futurista”) coi suoi avanguardisti, avventurieri belgi e francesi, poeti egiziani, letterati irlandesi, ma anche il poeta giapponese Harukichi Shimoi, amico personale di d’Annunzio, e Guido Keller, aviatore esteta che si nutriva soltanto di petali di rose candite. Leon Kocknitzky, letterato belga, elenca “nazionalisti e internazionalisti, monarchici e repubblicani, conservatori e sindacalisti, clericali e anarchici, imperialisti e comunisti”. Un miscuglio eterogeneo di razze, fedi politiche e religioni che avrebbe dato esiti culturali grandiosi.
Hakim Bey, scrittore americano, parla di Fiume e della relativa impresa in “T.A.Z. Zone temporaneamente autonome”, e descrive come l’economia fosse stata liberata da ogni ingerenza politica e cercasse una terza via tra marxismo e capitalismo, sperimentando un nuovo stile di vita, libero da ogni dogma. La costituzione venne scritta da un anarchico (c’è una fitta corrispondenza tra Errico Malatesta, un noto anarchico dell’epoca, e d’Annunzio) . La costituzione prevede, tra le altre cose: suffragio universale maschile e femminile (in Italia solo nel 1946), salario minimo garantito, istruzione primaria gratuita (i rivoluzionari fiumani volevano infatti “sollevare spiritualmente e materialmente le masse), democrazia diretta e libertà di stampa, riunione e associazione. In anticipo di anni rispetto a tutte le altre nazioni.
Ogni mattina, d’Annunzio legge poesie e proclami dal suo solito balcone. Ogni sera c’è un concerto, spesso tenuto da Arturo Toscanini, e poi fuochi d’artificio. Il clima festaiolo che s’instaura a Fiume è il risultato di una concezione di vita in cui si dà libero sfogo al desiderio, trasformando ogni momento dell’esistenza in godimento. Ribellismo, la libertà sessuale, l’omosessualità, l’uso della droga, il nudismo, il rifiuto delle carceri e della psichiatria, erano tutti valori che avrebbero dovuto costituire le fondamenta della nuova società rivoluzionaria. Le letture di Nietzsche influenzano la visione libertaria di tanti legionari, e l’impresa diventa un’enorme e permanente festa. Naturalmente, fu una lettura molto libera e adattata del filosofo tedesco. A Fiume la droga circola liberamente fra gli occupanti; è molto probabile che sia stato proprio in questa impresa che D’Annunzio contrae il vizio di sniffare cocaina, da cui non si libererà più.
Fiume è il massimo capolavoro dannunziano. Non le opere poetiche, non le opere letterarie, ma Fiume. Ebbe la maggior possibilità di esprimere il suo sentimento rivoluzionario di costruzione di una nuova società, improntata all’eroismo personale, ma anche al cameratismo e al comunitarismo, libero da ogni dogma della vecchia società borghese. Fiume fu un punto d’incontro speciale nei primi del novecento tra tutti gli artisti, poeti e letterati europei, in cui sperimentarono quelle che poi diventarono le avanguardie postmoderne. L’esaltazione eroica del movimento e delle passioni libere, che furono uccise dai cannoni giolittiani il giorno di natale del 1920.
Durante i circa sedici mesi dell’avventura fiumana avrebbero fatto apparizione non pochi di quei fenomeni che, con caratteristiche singolarmente affini, sono riesplosi nel 1968: il rapporto conflittuale giovani-anziani, il radicalismo di posizioni e di comportamenti, l’uso della droga, l’abbandono completo ai sensi, l’importanza data alla festa e al gioco, la libertà sessuale e l’esaltazione del corpo, il mito del vivere in armonia con la natura e quello della lotta per i popoli oppressi, il rifiuto della famiglia e la sperimentazione di vita in comune.
D’Annunzio, 50 anni prima, aveva già non solo previsto, ma anche tentato di realizzare tutto questo. Un esplosivo esperimento sociale unico nella storia, da ricordare ed esaltare.

-Lorenzo Olivieri