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Teramo: cultura o coltura?

Il territorio teramano, nella sua complessità, occupa una posizione potenzialmente favorevole, dalla quale, tuttavia, non è favorito. L’utilizzo della figura etimologica nella frase precedente vuole invitare alla riflessione sulle cause e sulle responsabilità che hanno determinato tale realtà. E’ bene procedere, a questo punto, ad una ricostruzione cronologica degli eventi. Nel non esattamente vicino 2005, al tempo dell’amministrazione comunale guidata da Gianni CHIODI, sulla base di una certa quantità di fondi europei (attinti in una modalità non troppo chiara) venne elaborato un progetto che avrebbe dovuto modificare, radicalmente, l’aspetto urbanistico (a partire dall’illuminazione pubblica) ed ambientale della città di Teramo, conferendo, altresì, nuova rilevanza al fattore culturale. Oltre alla mai completata strada statale “Teramo – mare” ed al “Lotto zero” (inaugurato nell’ottobre del 2013 dopo trent’anni di lavori frammentari), si pensò di attribuire una conformazione rinnovata a piazza “Garibaldi”, allestendo, nei suoi sotterranei, degli ambienti destinati ad una serie di diversificate espressioni artistiche, legati al centro storico ed alla Pinacoteca civica. Niente di tutto ciò, ad oggi, si è concretizzato. Il fantomatico “Ipogeo”, che ha intensificato il traffico dei veicoli e deturpato la precedente gradevolezza della stessa piazza (la quale, una volta, era caratterizzata dalla presenza, nella sua parte centrale, di un bel fontanile artistico) rappresenta l'”apogeo” dell’incompiutezza delle opere di pubblico interesse nella città. Non si dimentichi, inoltre, la mancata riqualificazione del parco fluviale, nato come ambiente che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto costituire uno spazio aperto ed utile per la cittadinanza: si ricordi, fra gli altri elementi, che si è vociferato, a lungo, di un’ipotetica pista ciclabile che l’avrebbe dovuto congiungere direttamente alla costa (sic!). Si pensi anche al bistrattato patrimonio archeologico cittadino, che include: la” Domus” e il “Mosaico del Leone”, rinvenuti, nel 1891, presso il seminterrato di Palazzo Savini; il teatro romano; piazza “S. Anna”. Nulla di tutto ciò è aperto, con regolarità, alla formazione culturale degli studenti teramani e degli eventuali turisti. Si rivolga la mente anche al laboratorio per le arti contemporanee “L’ARCA”: istituito con l’obiettivo di fondare un ampio riferimento artistico ed educativo per la città tutta, rappresenta, oggi, il punto di raccolta di mostre ed eventi dal carattere squisitamente elitario, incapaci di rivolgersi al panorama cittadino. Esso è una filiazione del famigerato progetto “CULT” (acronimo di “TeramoCulturale”), chiacchierato per un anno e poi dimenticato, ideato come un tentativo di restituire qualcosa alla città dopo gli scempi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso (quelli della demolizione del teatro ottocentesco e dei palazzi in stile liberty del centro storico, sostituiti, successivamente, con l’edificazione degli odierni edifici, che sono innegabilmente grotteschi, se non osceni). Considerati gli indiscutibili problemi urbanistici e l’incapacità effettuale di valorizzare quanto di positivamente interessante Teramo possa offrire, è giocoforza affermare che la principale attività di aggregazione e svago persistente in città sia l’intramontabile partita di calcetto. Lungi dall’esigere che Teramo diventi una nuova Ibiza, magari in miniatura, è legittimo, però, desiderare una nuova offerta, innanzitutto culturale, ma anche relativa alle opportunità di un sano divertimento (a partire dall’intrattenimento musicale). Come è noto, gli elettori (e i finanziatori) più anziani delle forze politiche che amministrano la città vogliono trascorrere nottate tranquille (nel centro storico in particolare) e gli amministratori, inevitabilmente, li assecondano, addirittura con assessorati ad hoc, ma non si possono ignorare le necessità della componente giovanile presente nel tessuto sociale cittadino, anche alla luce del fatto che Teramo è, a tutti gli effetti, una città a vocazione universitaria.

Federico Gargano e Jacopo di Francesco

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