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Recensione: 1992

Una storia fatta di politici corrotti, infiltrazioni al potere e la DC al potere. No, non è il telegiornale. È la nuovissima serie di Sky “1992”, che racconta uno degli anni più neri e complessi della storia d’Italia. Siamo figli del 1992, e il vuoto politico e istituzionale lasciato in quell’anno avrebbe influenzato gli anni a venire, e lo sta ancora facendo. Non voglio raccontare la trama, anche perché è storia recente, e chi ha qualche anno in più ricorderà di avere visto nei telegiornali quei fatti. La morte di Falcone e Borsellino, le inchieste di Antonio di Pietro, la fine della I repubblica, l’ascesa di un giovane imprenditore di nome Silvio Berlusconi e l’omicidio di Salvatore Lima.
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C’è una scena proprio nel primo episodio, che mi ha colpito per la sua bellezza, in cui negli studi Fininvest Marcello Dell’Utri passeggia vicino a Stefano Accorsi  (ideatore della serie e attore in uno splendido ruolo drammatico) e negli schermi televisivi appaiono i titoli di Studio Aperto in cui si annuncia la morta di Salvatore Lima. La musica di sottofondo è la sigla di Casa Vianello. Dell’Utri guarda e non dice nulla, lasciando intendere che sappia molto più dell’omicidio.
C’è un’altra frase, sempre di Dell’Utri rivolta a Leonardo Notte, il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, che mi ha colpito particolarmente. “Dobbiamo salvare la repubblica delle banane” dice, mentre sullo sfondo si vede la skyline di Milano.

Quasi dimenticavo di spendere due parole per la colonna sonora. Totalmente adatta, la musica elettronica a volte mi ha ricordato la colonna sonora presente ne “Il Divo”.

Una serie stupenda. Immaginate House of Cards unita a Romanzo Criminale e Gomorra, ambientata nel 1992, e avrete quello che è questa seria. Profonda, personaggi di spessore, intrighi del potere all’interno del partito socialista e della sempre più potente Lega Nord, una serie che è quasi un colpo allo stomaco. Lontana dalle serie ‘agiografiche’ da Rai, e possibile da realizzare soltanto adesso, e per questo ancora più sincera.

-Lorenzo Olivieri

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Recensione fumetto Dylan Top. Topolino è tornato alla grandezza?

Eh si, perché non so se avuto anche voi questa percezione, ma Topolino ha avuto un momento di crisi. Non so se ero io che crescevo, o il target di pubblico di questo fumetto che era cambiata rispetto al me di 10 anni che esce da scuola e a malapena riesce ad arrivare al bancone dell’edicola. Ma i temi erano cambiati, le battute non mi facevano così ridere, le parole erano cambiate. Insomma, secondo me aveva perso di mordente. Per tanti anni, in una sorta di amore/odio ho evitato a malincuore la lettura di Topolino, ben sapendo che mi sarei annoiato. Come un fidanzato che dopo il boom iniziale dell’innamoramento si sente un po’ a disagio, temendo di scadere nella routine e nella noia, così io mi trovavo in quello strano limbo di imbarazzo davanti ad un fumetto di Topolino. Tanto amato prima, quanto tenuto a distanza ora. Poi, qualche mese fa vedo fuggevolmente un post su Facebook, in cui si annunciava la prossima parodia Disney di Dylan Dog. Ora, io ho letto davvero tanto di Dylan Dog, e pur non essendo un fan accanito, l’idea mi intrigava molto. Sarebbe uscito la settimana del 9 marzo.
Mercoledì, mi trovo davanti l’edicola. Ma come un innamorato timido davanti la donna che ama, non mi decidevo a farmi avanti. Passeggio un po’, ma ancora non ho tanto coraggio. E se dovesse deludere le mie aspettative? Saprei sopravvivere allo sconforto? Così rimando. Fino a martedì, quando la paura di non ritrovarlo più mi attanagliava più di qualsiasi altra cosa. Dopo qualche altro tentennamento, lo compro, e lo leggo. La prima storia è una parodia de L’isola del tesoro di Robert L. Stevenson. Davvero molto godibile e resa perfettamente. Salto tutto il resto, arrivando a quello che mi interessava. “Dylan Top in: L’alba dei topi invadenti.” Non vi racconto la trama, quella più o meno gira da tempo su internet. La sceneggiatura della storia, simile ma al tempo stesso abbastanza diversa del corrispettivo “L’alba dei morti viventi”, è davvero interessante, con diversi colpi di scena. Naturalmente, l’originale atmosfera dark viene adattata al pubblico del fumetto Disney, ma non per questo perde mai di mordente o di interesse, infatti non scade mai nel patetico. Ci sono anche diverse sottigliezze, come il sempre in costruzione modellino di galeone di Dylan Dog che diventa un puzzle dello Steamboat Willie (il cartone animato del 1928 in cui fece esordio Topolino). Oltre a tutto questo, non manca la comicità tipicamente Disney.

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I personaggi trasposti nell’universo disneyano sono perfetti, non si potrebbe eccepire nulla in quelle scelte. La ragione è presto spiegata, come spiega anche il sempre ottimo sceneggiatore Tito Faraci (sceneggiatore anche di alcune storie di Dylan Dog). Ci sono tante somiglianze tra i due detective, come avere “un amico bislacco (Groucho – Pippo) e un amico poliziotto in gamba e rispettato (Ispettore Bloch – commissario Basettoni), e questo a sua volta ha un braccio destro non molto affidabile (Jenkins – ispettore Manetta).”. Avrei da ridire soltanto su Minni, personaggio che del resto è sempre così scialbo. Non dirò altro, se non: compratelo, rubatelo, quello che volete voi, ma leggetelo.

-Lorenzo Olivieri

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Siamo tutti Charlie con l’Hebdo degli altri.

VI ricordate quando qualche mese fa eravamo tutti Charlie? Quando difendevamo la liberta di espressione, anche se questa libertà poteva essere scomoda, fastidiosa, sfruttata o male interpretata? Come fare a scordarlo! Ed è bello vedere come tutto quel movimento sia andato in fumo, riportandoci alle nostre bellissime esistenze ipocrite. Perché in questi giorni stiamo assistendo proprio alla fiera dell’ipocrisia pura e semplice. La liberta d’espressione è andata a farsi benedire, e la colpa non è dei governi o della censura proveniente dall’alto, la colpa è tutta nostra, delle associazioni e dei singoli cittadini, troppo chiusi mentalmente per poter ragionare con la propria testa. Perché in tre giorni, in nome della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti civili e di tante altre belle cose abbiamo assistito a due fenomeni di censura mediatica spaventosi imposta proprio da quelle persone che lottano per le libertà di tutti.  Sto parlando di ciò che è accaduto a Dolce e del ritiro di una copertina che doveva essere utilizzata per l’ultimo numero di Batgirl.

Partiamo ad analizzare il primo “fattaccio”. Ora, tutti voi sapete che Dolce e Gabbana non hanno fatto un mistero dei loro orientamenti sessuali, com’è giusto che sia, e quindi, com’è normale che sia, spesso sono stati protagonisti di interviste che vertevano proprio su questo argomento, la loro omosessualità.  Durante una di queste interviste lo stilista Dolce ha espresso la sua visione della famiglia, difendendo la famiglia tradizionale e dicendosi contrario alla fecondazione assistita(ho ovviamente semplificato il tutto per ragioni di spazio, l’intervista è molto più complessa).  Ora, aveva ragione? Su alcune cose sono d’accordo, su altre no, ma il punto è che ha espresso, in toni pacati, senza aggredire nessuno, una sua opinione, un suo pensiero. Però ovviamente questa cosa non è stata gradita da molti esponenti della comunità omosessuale, i quali hanno lanciato una vera e propria campagna d’odio nei confronti dei due stilisti, invitando a boicottare i loro prodotti. Tralasciando la parentesi tragicomica rappresentata da foto di persone che bruciano i vestiti dei due stilisti e buttano i profumi nel water, questo fenomeno fa capire come la liberta d’espressione deve essere tutelata, ma solo se va contro i grandi nemici del momento, perché altrimenti è intollerabile dire la propria. Ed è ancora più tragico il fatto che, ad attuare questa tirannia, è proprio una parte della comunità omosessuale, che dovrebbe capire benissimo cosa vuol dire non potersi esprimere.

E, se già questo fatto mi aveva innervosito, dandomi uno spunto per questo articolo, oggi ho avuto la conferma che la libertà d’espressione e, soprattutto, la libertà artistica, sono, se non morte, in fase terminale. Quanti di voi conoscono Joker, il cattivone di Batman? Quasi tutti spero, dato che è l’emblema del cattivo dei fumetti, l’esatta nemesi del cavaliere oscuro, la follia allo stato puro. Joker è forse uno dei cattivi più famosi di sempre, ed è certamente uno dei più efferati. Nella sua storia ha ucciso, ha piazzato bombe, ha portato alla follia tantissime persone per il semplice gusto di creare un po’ di caos. Spero che siate riusciti a farvi un’idea del personaggio, anche se molto vaga, per capire come questa immagine qui sotto, tralasciando la perfezione del disegno, lo rappresenti in pieno e quindi sia perfetta per un numero di Batgirl, oltre ad essere una fantastica citazione di Killing Joke.

VI ricordate quando qualche mese fa eravamo tutti Charlie? Quando difendevamo la liberta di espressione, anche se questa libertà poteva essere scomoda, fastidiosa, sfruttata o male interpretata? Come fare a scordarlo! Ed è bello vedere come tutto quel movimento sia andato in fumo, riportandoci alle nostre bellissime esistenze ipocrite. Perché in questi giorni stiamo assistendo proprio alla fiera dell’ipocrisia pura e semplice. La liberta d’espressione è andata a farsi benedire, e la colpa non è dei governi o della censura proveniente dall’alto, la colpa è tutta nostra, delle associazioni e dei singoli cittadini, troppo chiusi mentalmente per poter ragionare con la propria testa. Perché in tre giorni, in nome della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti civili e di tante altre belle cose abbiamo assistito a due fenomeni di censura mediatica spaventosi imposta proprio da quelle persone che lottano per le libertà di tutti.  Sto parlando di ciò che è accaduto a Dolce e del ritiro di una copertina che doveva essere utilizzata per l’ultimo numero di Batgirl.

Partiamo ad analizzare il primo “fattaccio”. Ora, tutti voi sapete che Dolce e Gabbana non hanno fatto un mistero dei loro orientamenti sessuali, com’è giusto che sia, e quindi, com’è normale che sia, spesso sono stati protagonisti di interviste che vertevano proprio su questo argomento, la loro omosessualità.  Durante una di queste interviste lo stilista Dolce ha espresso la sua visione della famiglia, difendendo la famiglia tradizionale e dicendosi contrario alla fecondazione assistita(ho ovviamente semplificato il tutto per ragioni di spazio, l’intervista è molto più complessa).  Ora, aveva ragione? Su alcune cose sono d’accordo, su altre no, ma il punto è che ha espresso, in toni pacati, senza aggredire nessuno, una sua opinione, un suo pensiero. Però ovviamente questa cosa non è stata gradita da molti esponenti della comunità omosessuale, i quali hanno lanciato una vera e propria campagna d’odio nei confronti dei due stilisti, invitando a boicottare i loro prodotti. Tralasciando la parentesi tragicomica rappresentata da foto di persone che bruciano i vestiti dei due stilisti e buttano i profumi nel water, questo fenomeno fa capire come la liberta d’espressione deve essere tutelata, ma solo se va contro i grandi nemici del momento, perché altrimenti è intollerabile dire la propria. Ed è ancora più tragico il fatto che, ad attuare questa tirannia, è proprio una parte della comunità omosessuale, che dovrebbe capire benissimo cosa vuol dire non potersi esprimere.

E, se già questo fatto mi aveva innervosito, dandomi uno spunto per questo articolo, oggi ho avuto la conferma che la libertà d’espressione e, soprattutto, la libertà artistica, sono, se non morte, in fase terminale. Quanti di voi conoscono Joker, il cattivone di Batman? Quasi tutti spero, dato che è l’emblema del cattivo dei fumetti, l’esatta nemesi del cavaliere oscuro, la follia allo stato puro. Joker è forse uno dei cattivi più famosi di sempre, ed è certamente uno dei più efferati. Nella sua storia ha ucciso, ha piazzato bombe, ha portato alla follia tantissime persone per il semplice gusto di creare un po’ di caos. Spero che siate riusciti a farvi un’idea del personaggio, anche se molto vaga, per capire come questa immagine qui sotto, tralasciando la perfezione del disegno, lo rappresenti in pieno e quindi sia perfetta per un numero di Batgirl, oltre ad essere una fantastica citazione di Killing Joke.

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Evidentemente l’immagine ha urtato la sensibilità di qualche associazione femminista, al punto che è addirittura partita una campagna con tanto di hashtag  per far cambiare copertina al numero. Perché certamente la violenza contro le donne si combatte così, facendo cambiare copertina ad un fumetto, che, a detta loro, “mostrava troppo chiaramente il tema della violenza sulle donne e trattava di minacce e molestie domestiche”. Ora, premesso che ancora devo ritrovare queste tematiche nell’immagine, mostrarle, eseguite da un cattivo tra le altre cose, non dovrebbe essere il primo modo per combattere queste cose? Forse no, forse la polemica sterile e la censura sono modi migliori. Forse l’incoerenza nell’accettare che Batman possa essere picchiato e che persone possano essere fatte saltare in aria ma non che Batgirl possa essere protagonista di una copertina così è decisamente più rappresentativa delle battaglie portate avanti da questi gruppi, e cioè tutta apparenza e poca sostanza.

Ormai posso solo ribadire di aver capito che siamo effettivamente tutti paladini della libertà di parola, ma solo se questa non ci riguarda. E pensare che prima eravamo tutti Charlie.

-Paolo Riccio

Tropico+4

Come diventare un perfetto Leader Populista: Metodo funzionante.

In questo periodo il mercato del lavoro è in crisi e noi giovani sappiamo che, per riuscire a realizzare qualcosa, per riuscire ad avere un reddito quanto meno decente, dobbiamo assolutamente reinventarci. Ogni giorno spuntano fuori nuovi lavori, storie di ragazzi che, tramite delle idee fuori dal comune, sono riusciti a diventare ricchi sfondati. Studiando questo fenomeno mi sono accorto che esistono persone che, senza cercare un nuovo lavoro e seguendo semplici regole, si sono realizzate appieno diventando grandi Leader Populisti(che per comodità da adesso in poi abbrevieremo in LP).

Questa categoria esiste da sempre, ma, negli ultimi tempi, ha preso sempre più potere. Possiamo trovare LP ovunque, in politica come nelle scuole, negli uffici pubblici o nelle banche, nei giardinetti e tra gli spacciatori del mio quartiere. Un LP è rispettato ovunque, è una persona che tramite la sua attività è riuscita a trovare un lavoro, a farsi mantenere da altri, a salire di grado o a diventare spesso più potente dei suoi stessi datori di lavoro.

Certo, ci sarà sempre da litigare con qualche stupido intellettualoide che non è riuscito a fare nulla nella vita, ma questi soggetti sono facili da neutralizzare, basta usare i propri adepti ed aizzarli contro di esso. La vera rogna sono gli altri LP, che vorranno derubarvi del vostro potere, ma questo fa parte del gioco.

Mi sono dilungato anche troppo, adesso voglio elencarvi delle semplici regole da seguire per diventare dei perfetti LP.

1- Decidere di quale gruppo si vuol essere LP: E’ molto importante la scelta del gruppo. Per prima cosa bisogna scegliere se si vuole un gruppo piccolo o molto vasto. In un piccolo gruppo la scalata al potere è sostanzialmente semplice, mentre più è grande il gruppo più rivali puoi trovare. Però va tenuta a mente questa semplice equazione: più persone= più potere. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che questa scelta è solo di convenienza e non vi è un substrato ideologico(ho sempre voluto usare questo termine) alla base della scelta. Ecco, a questi ignoranti posso solo rispondere che un vero LP lascia tutta l’ideologia ai suoi sottoposti, perché lui è troppo impegnato a guidare il gregge il gruppo.
2- Sfrutta chi ci crede davvero: E qui che si distingue il vero LP da una persona qualsiasi. In ogni gruppo ci sono persone che credono davvero nella causa e che hanno un minimo di cervello. Vanno sfruttate, ovviamente per il bene della causa, e poi cacciate prima che inizino a deviare dalla retta via e a pensare con la propria testa. Mica vogliamo che si sforzino a pensare, togliendo tempo prezioso all’ideologia , di questo si deve occupare il grande LP, ovviamente per il loro bene.
3- Trova un nemico: Questa scelta è forse ancora più importante della prima. Il nemico è fondamentale. Per chi decide di entrare in politica i nemici più gettonati possono essere i giudici, i poliziotti, le banche, i giornalisti o i drogati e gli immigrati, ma voglio ricordarvi che possiamo trovare LP anche tra i nerd, i musicisti e la gggente comune, quindi voglio dare consigli anche a loro su come scegliere un nemico. Il nemico deve avere apparentemente un po’ di potere, deve aver fatto qualcosa di sbagliato in passato, o qualcosa che ha dato fastidio al vostro gruppo, così da poterla utilizzare in qualsiasi contesto e ogni volta che ci si ritrova in difficoltà. Per esempio, se un parrucchiere una volta ha tagliato male i capelli alla moglie di un membro del gruppo, potreste tranquillamente prendervela con tutti i parrucchieri d’Italia.
4- Utilizzate tutte le tecniche per combattere il vostro nemico e difendere il vostro gruppo: Basta ricordarsi queste semplici formule:
Un membro dell’altro gruppo sbaglia= tutti devono pagare.
Un membro dell’altro gruppo fa una cosa buona= è un caso.
Ora, per difendere il vostro, dovrete semplicemente invertire un po’ di cose:
Un membro del vostro gruppo sbaglia= è un caso.
Un membro del vostro gruppo fa una cosa buona= E’ merito di tutti.
5- Curate i social: La guerra per il miglior LP si combatte tutta su i Social. I migliori LP sono quelli che hanno più Like. Se siete insoddisfatti farsi una foto stesi su un letto con il petto villoso in piena vista, dovrebbe aiutarvi
6- Sfruttate le notizie: La cronaca è il vostro miglior amico ma anche il vostro peggior nemico. Dato che un bravo LP non vuole che i suoi sottoposti sostenitori si rovinino la vista a leggere giornali, ad informarsi e a farsi una propria cultura, è bene riassumere le notizie molto brevemente, eliminando tutti i vari elementi accidentali dannosi per la tua causa e assolutamente irrilevanti. Inserite, nella divulgazione, parole come Casta e parole scritte IN QUESTO MODO per rendere il tutto più frizzante. Per farvi capire come fare ho deciso di riassumere il cartone di Frozen così che tutti possano capirne il messaggio in modo sintetico e congeniale al nostro scopo: “La regina, durante il giorno della sua incoronazione, probabilmente sotto l’effetto di qualche droga, ghiaccia tutto il paese e poi SCAPPA in cima ad una montagna. I danni causati dalla regina sono stati immensi e ovviamente a pagare saremo NOI, dato che, dopo il suo ritorno e dopo esser tornato tutto alla normalità, la regina non è stata nemmeno PROCESSATA, forse perché i giudici fanno tutti parte della sua stessa CASTA, e a rimetterci sono stati tutti quei bravi padri di famiglia che hanno visto le loro attività letteralmente CONGELATE” Potete poi concludere il tutto dicendo cose tipo: “Se fosse stato un Hobbit questo non sarebbe successo” oppure “ E allora l’oscar a Di Caprio?”.

Spero che questa guida vi sia servita e vi auguro una buona scalata verso la vetta del populismo!

-Paolo Riccio

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Recensione: ERA MIO PADRE (Sam Mendes, 2002)

Tradotto in Italia come “Era mio padre”, “Road to Perdition” esce nel 2002 con la regia di Sam Mendes, autore noto per la produzione ininterrotta di capolavori storici (“American Beauty”, “Revolutionary Road”, “American Life”). “Road to Perdition” non è un’eccezione: riceve una catasta di candidature agli Oscar, ai BAFTA e anche una ai Golden Globe, è acclamato dalla critica ed apprezzato anche dal botteghino.
Per parlare del film, bisogna prima parlare del regista, o meglio di quello che possiamo chiamare il “caso Sam Mendes”.
Regista teatrale, successivamente cinematografico e produttore, Mendes può prima di tutto contare sull’ottima educazione artistica del Regno Unito, dove le produzioni mirano sempre all’armonia tra i vari aspetti, alla profondità e alla professionalità anche nella più piccola interpretazione. Inoltre si distingue per l’abilità di abbinare perfettamente le morbide musiche di Thomas Newman alle carrellate, alle scene lente ma profonde. Non c’è alcuna pesantezza nel film, ma un’infinita tenerezza, una paterna carezza sulla pellicola. Autore di unicamente 6 film, Mendes è tuttavia un talento affermato, raffinato e carismatico, alla maniera di Terrence Malick.
Ci troviamo nell’America del 1931 in piena Depressione. La mafia è dilagata ovunque. Michael Sullivan (Tom Hanks) è un fidato killer della famiglia Rooney, quella che domina la città. Ha una moglie, due figli, una vita apparentemente tranquilla ch’egli vuole preservare con estrema dedizione e cura. Legato da affetto filiale al boss John Rooney (Paul Newman nella sua ultima super premiata interpretazione), Michael, una notte, va a sbrigare una delle sue “commissioni” col figlio di Rooney, Connor (Daniel Craig), viziato e spregiudicato. Si scopre che all’omicidio ha assistito il figlio di Michael, Michael Junior, che lo aveva seguito per scoprire finalmente quali lavori facesse per i Rooney. Connor, per paura di una compromettente testimonianza, uccide la moglie ed il gemello di Michael, confondendolo col fratello.
Michael allora inizia la sua epopea attraverso l’America per trovare la vendetta e la pace, ma sono ostacolati dai boss e soprattutto da un assassino, perverso e depravato, (Jude Law) assoldato niente di meno che da Al Capone, alleato dei Rooney.
La destinazione è esplicitamente simbolica nel suo nome (ed è anche una sibilla): Perdizione, località dove si trova la casa estiva della sorella della madre.
Musica perfetta e squisita, abilità nella regia degna di lode, straordinaria interpretazione di tutto questo cast, un gruppo corale di enormi talenti. L’unico consiglio che do è di vederselo, nel modo più assoluto.
E’ un’opera. E’ un affresco, è un notturno, è tragedia greca. I dialoghi sono di casta semplicità, impregnati di durezza e di tenerezza. Un film che riesce nell’esplorare le straordinarie dinamiche del rapporto d’amore e guerra tra padre e figlio. E’ la storia di padri (Michael e John) ed è la storia di figli (Michael Jr. e Connor). Bellissimo. Indescrivibile.

-Nicolò Errico

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700 film rari gratis online: Tarantino, Wes Anderson, Nolan, George Lucas.

Il sito Openculture (progetto online che si occupa di promuovere la libera circolazione di opere di qualsiasi tipo attraverso Internet o altri media) ha ricercato e messo online tutti i film liberi di diritto, e tra di essi figurano alcune rarità. Tra loro infatti ci  sono le prime opere di registi ormai famosi, come My Best Friend’s Birthday (1987) di Quentin Tarantino, Bottle Rocket (1992) di Wes Anderson, Doodlebug (1997) di Christopher Nolan e il terzo cortometraggio di George Lucas, realizzato ancora quando era studente. Tra gli altri, c’è il cortometraggio originale di Frankweenie (1984), che qualche anno fa è stato oggetto di un remake compiuto dallo stesso Tim Burton.

Frankenweenie

Tra gli altri, sono disponibili alcuni filmati di propaganda, come l’originale Titanic del 1943, girato da registi nazisti (no, non credo ci sia DiCaprio), o The Spirit of ’43, della Disney con un folle Paperino contro il Terzo Reich.

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E c’è anche Vinyl (1965), di Andy Warhol, tratto da “Arancia Meccanica” libro di Anthony Burgess. Giusto qualche anno prima di Stanley Kubrick.

Sono inglese senza sottotitoli, ma io vado lo stesso a buttarmici dentro.

Dannunzio

Vitalismo, ribellismo, droga e yacht: un abruzzese a Fiume.

“La vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero dalla libertà”

(uno dei motti dell’esperienza fiumana)

Era l’11 settembre 1919, quando alla testa di circa 2000 legionari il caro nostro conterraneo Gabriele d’Annunzio varcava i confini della città di Fiume. L’esperimento dell’occupazione della città di Fiume e della creazione della Repubblica Fiumana durò fino al 25 dicembre dell’anno dopo, ma i suoi magnifici e fragorosi effetti, come tanti esplosivi fuochi d’artificio, sarebbero durati per anni, e avrebbero influenzato e anticipato tutti i movimenti rivoluzionari del mondo. Intanto, da subito, la celebre Impresa Fiumana avrebbe avuto risonanza in tutti gli ambienti di sinistra.
Era il 12 settembre quando d’Annunzio tiene un discorso d’inaugurazione dal suo balcone, e non tarda ad arrivare un telegramma dal Club DADA di Berlino elogiando quella che sarebbe stata un’esplosiva “impresa dadaista”. In quel caotico periodo pieno di fervida azione ed esaltanti feste per le piazze di Fiume, d’Annunzio da il via ad una serie di plebisciti (referendum, li chiameremmo oggi). Il primo sarà proprio per l’annessione di Fiume all’Italia, condizione snobbata dai grandi leader alla conferenza post 1° guerra mondiale. Ma me ne frego, tanto ci pensa d’Annunzio.
Fiume in quel periodo diventa un crogiuolo di avanguardisti, nazionalisti, paramilitari (ai già 2000 legionari dannunziani se ne aggiunsero altri 3000, soldati italiani che avrebbero dovuto fermare il poeta che ha già troppo fascino). Tra i tanti che arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo ci sono Filippo Tommaso Marinetti (che parlò di “allegria futurista”) coi suoi avanguardisti, avventurieri belgi e francesi, poeti egiziani, letterati irlandesi, ma anche il poeta giapponese Harukichi Shimoi, amico personale di d’Annunzio, e Guido Keller, aviatore esteta che si nutriva soltanto di petali di rose candite. Leon Kocknitzky, letterato belga, elenca “nazionalisti e internazionalisti, monarchici e repubblicani, conservatori e sindacalisti, clericali e anarchici, imperialisti e comunisti”. Un miscuglio eterogeneo di razze, fedi politiche e religioni che avrebbe dato esiti culturali grandiosi.
Hakim Bey, scrittore americano, parla di Fiume e della relativa impresa in “T.A.Z. Zone temporaneamente autonome”, e descrive come l’economia fosse stata liberata da ogni ingerenza politica e cercasse una terza via tra marxismo e capitalismo, sperimentando un nuovo stile di vita, libero da ogni dogma. La costituzione venne scritta da un anarchico (c’è una fitta corrispondenza tra Errico Malatesta, un noto anarchico dell’epoca, e d’Annunzio) . La costituzione prevede, tra le altre cose: suffragio universale maschile e femminile (in Italia solo nel 1946), salario minimo garantito, istruzione primaria gratuita (i rivoluzionari fiumani volevano infatti “sollevare spiritualmente e materialmente le masse), democrazia diretta e libertà di stampa, riunione e associazione. In anticipo di anni rispetto a tutte le altre nazioni.
Ogni mattina, d’Annunzio legge poesie e proclami dal suo solito balcone. Ogni sera c’è un concerto, spesso tenuto da Arturo Toscanini, e poi fuochi d’artificio. Il clima festaiolo che s’instaura a Fiume è il risultato di una concezione di vita in cui si dà libero sfogo al desiderio, trasformando ogni momento dell’esistenza in godimento. Ribellismo, la libertà sessuale, l’omosessualità, l’uso della droga, il nudismo, il rifiuto delle carceri e della psichiatria, erano tutti valori che avrebbero dovuto costituire le fondamenta della nuova società rivoluzionaria. Le letture di Nietzsche influenzano la visione libertaria di tanti legionari, e l’impresa diventa un’enorme e permanente festa. Naturalmente, fu una lettura molto libera e adattata del filosofo tedesco. A Fiume la droga circola liberamente fra gli occupanti; è molto probabile che sia stato proprio in questa impresa che D’Annunzio contrae il vizio di sniffare cocaina, da cui non si libererà più.
Fiume è il massimo capolavoro dannunziano. Non le opere poetiche, non le opere letterarie, ma Fiume. Ebbe la maggior possibilità di esprimere il suo sentimento rivoluzionario di costruzione di una nuova società, improntata all’eroismo personale, ma anche al cameratismo e al comunitarismo, libero da ogni dogma della vecchia società borghese. Fiume fu un punto d’incontro speciale nei primi del novecento tra tutti gli artisti, poeti e letterati europei, in cui sperimentarono quelle che poi diventarono le avanguardie postmoderne. L’esaltazione eroica del movimento e delle passioni libere, che furono uccise dai cannoni giolittiani il giorno di natale del 1920.
Durante i circa sedici mesi dell’avventura fiumana avrebbero fatto apparizione non pochi di quei fenomeni che, con caratteristiche singolarmente affini, sono riesplosi nel 1968: il rapporto conflittuale giovani-anziani, il radicalismo di posizioni e di comportamenti, l’uso della droga, l’abbandono completo ai sensi, l’importanza data alla festa e al gioco, la libertà sessuale e l’esaltazione del corpo, il mito del vivere in armonia con la natura e quello della lotta per i popoli oppressi, il rifiuto della famiglia e la sperimentazione di vita in comune.
D’Annunzio, 50 anni prima, aveva già non solo previsto, ma anche tentato di realizzare tutto questo. Un esplosivo esperimento sociale unico nella storia, da ricordare ed esaltare.

-Lorenzo Olivieri