Recensione: “La Macchinazione”

L’Italia ha perso coscienza civile, negli anni, da quegli anni, che furono: i ’70.

Nello smarrimento e nell’assenza di figure di spicco, abbiamo lasciato morire le guide del Paese, le vere.

L’Italia ha perso gli intellettuali.

Quarant’anni protesi euforicamente verso il nulla, e nel frattempo: la velocizzazione, di un modo di vivere; l’estinzione, dell’intelligenza o peggio: la modificazione, del suo significato.

Era il 1975: Pier Paolo Pasolini veniva assassinato, all’Idroscalo di Ostia.

“La macchinazione”, film di David Grieco, [alla sua seconda regia, dopo: “Evilenko”, del 2004] completa, sul grande schermo, le teorie complottistiche formatesi
nel tempo; le legittima e ufficializza; fu lo Stato, in cooperazione con la malavita romana delle borgate, e con la loggia massonica P2, a commettere l’omicidio di Pasolini,
e Pelosi: un innocente; non: Giuda, bensì: capro espiatorio.

C’è qualcosa di sbagliato?, si chiede, lo spettatore mentre esce dalla sala, c’è qualcosa di sbagliato in quello che ho visto?

Anzi, lo spettatore: dovrebbe chiederserlo, ma uscendo dalla sala, dove “La macchinazione” è appena terminato, egli non lo fa, non può farlo perché non glielo permettono.

Il film è solo un’altra cronaca storica; nulla di importante, nulla di significativo.

Oggi, più che mai, l’egemonia della globalizzazione ha appannato le coscienze; e a far fronte, nient’altro potrebbe essere che: un pensiero; Pasolini, lo incarnava.

Il cinema italiano però, è cieco; proprio quello, che più di tutti, dovrebbe: saper vedere.

Così, di Pasolini, nient’altro più sapremo che: l’omosessualità; il sangue. E’ un Pasolini vigliacco, quasi, e stordito, che vuole piacere, e intenerirci, quello di Grieco,
e non fa altro che: morire.

Pasolini, che merita di essere capito, e per questo criticato, e fatto proprio: per quel conflitto interiore, -che lui voleva nell’altro, da intellettuale qual era,
viene buttato in un campo santificato di martiri.

Pasolini non lo fu: né santo, né martire.

Ce ne vuole, d’ottusità, per rispondere alla crisi di oggi, con le questioni irrisolte di ieri. Grieco, il suo film: un fallimento.

Non si può continuare a sacrificare il pensiero pasoliniano, per una verità inutile; e Grieco lo fa, con un’ignoranza meschina e un’incapacità registica notevole;
sceglie, il regista: l’arma più debole, nella guerra più cruenta, per forza: perde.

Dopo aver concesso ad Abel Ferrara di stuprare volgarmente Pasolini, di nuovo una produzione cinematografica permette alla perdita, che è espansione di non-esistenza,
di vincere.

E continua, a non esistere: Pasolini, non davvero e infatti, il cinema che lo riguarda, è una successione di pestaggi e botte.

Uno dei più grandi intellettuali del nostro Paese, diventa: intrattenimento.

Pasolini, non può: piacere; non può: intrattenere.

Chi mostra ciò, e chi gradisce che questo gli venga mostrato, è un amante, del cattivo gusto; un idiota, dell’orrore, -come Battiato, lo apostroferebbe.

Non andate a vedere: “La macchinazione”; e poi, chiedetevi perché, non siete andati.

Anzi, se dobbiamo importare la misera sagra delle biografie, dal mostro ignorante che è: l’America, -vi dico, smettete di andare al cinema.

Il film di Grieco pecca, ovunque: l’estetica, non sopperisce al grando sbaglio che è: l’essere-stato-pensato, di questa pellicola;
visivamente, “La macchinazione”, è torturante, fastidioso; ma non è violenza, né Sadismo, è: volgarità vignettistica, di stampo smil-televisivo.

-Francesco Petrella

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Intervista a Mario Farneti – Trilogia di Occidente

Facevo il quinto ginnasio quando la passione per l’ucronia, un genere della fantascienza in cui si esplorano percorsi alternativi alla storia ufficiale (la storia si fa con i se e con i ma), avrebbe portato me e il mio compagno di banco, accomunati dalla stessa passione, a scoprire un autore che ci colpì per sempre.
La storia italiana di primo novecento avrebbe potuto essere completamente diversa? Se le scelte politiche durante il ventennio fossero state diverse probabilmente avremmo vissuto un’Italia completamente differente. Questo è il soggetto della trilogia di Mario Farneti, scrittore oltre che giornalista e autore della trilogia di Occidente, in cui si delineano le vicende dalla Seconda Guerra Mondiale al 2013, e di Imperium Solis, in cui l’imperatore romano Giuliano l’Apostata sopravvive all’attentato di Ctesifonte e arriva in America 11 secoli prima di Cristoforo Colombo. Nel secondo volume della trilogia, Attacco all’Occidente, uno sceicco arabo riunisce i paesi arabi in un grande esercito, iniziando la conquista dell’Europa.
Quando sentii l’anno scorso le prime notizie che arrivavano sull’ascesa dello Stato Islamico in Iraq, e delle sue mire espansionistiche, il mio pensiero corse immediatamente ad Attacco all’Occidente. Ed è per questo che ho voluto sentirlo, e fargli qualche domanda in merito alla sua trilogia, ad Imperium Solis (meraviglioso non solo per la ricerca storica, ma anche per la ricerca linguistica) e agli ultimi avvenimenti in Medio Oriente.

1) Come le è venuta l’ispirazione per la trilogia di Occidente?
E’ stato un processo abbastanza graduale. E’ iniziato nel 2000 con un racconto intitolato proprio “Occidente” pubblicato nell’antologia Fantafascismo! edita da Settimo Sigillo. Il soggetto piacque molto a Gianfranco Viviani, allora proprietario dell’Editrice Nord, che volle ne facessi un romanzo. Era il primo romanzo che scrivevo e l’argomento non era semplice: che cosa sarebbe accaduto in Italia se Mussolini non si fosse alleato con Hitler? Andavo a toccare un tema che era ed è considerato un tabù e del quale, se si vuole essere accolti tra gli scrittori politicamente corretti si deve parlare sempre in maniera negativa, condannando e irridendo. Io seguii un’altra via che reputo più onesta, quella dell’a-fascismo. Non presi le parti di nessuno – fascisti e antifascisti – e cominciai a narrare una storia credibile, ma scorrettissima, nella quale tuttavia si andavano intrecciando i temi di una metastoria legata alle origini di Roma, che sono poi le nostre origini spirituali. Il romanzo piacque a molti ma subì anche pesanti critiche, soprattutto da parte di quelli che non lo avevano letto che di regola sono i critici più intransigenti. Tuttavia il Times di Londra mi riservò un articolo su otto colonne. A quel punto avevo messo in moto un meccanismo che non poteva più essere fermato. I lettori vollero che scrivessi un seguito a Occidente, perciò si succedettero Attacco all’Occidente e Nuovo Impero d’Occidente che chiuse la trilogia.
2) I riferimenti alla cultura classica e latina precristiana sono tantissimi. Dove si è documentato per la parte storica di Occidente?
Non ho avuto problema a documentarmi perché possiedo una grande quantità di saggi che riguardano la Storia di Roma e anche la parte esoterica di questa storia che non si è ancora conclusa, né si concluderà, benché non esista più un Impero Romano visibile. Non ho abbracciato nessuna corrente culturale ma mi sono creato un’idea del tutto personale e ho compreso che Roma è, di fatto, una entità divina che non si manifesta nelle pietre dei monumenti ridotti a ruderi ma che sopravvive intatta in un’altra dimensione agli oltraggi della Storia. Nel corso dei millenni riemerge e torna a guidare gli uomini nei momenti di maggior crisi, come quello che stiamo vivendo. Pensi che pochi anni dopo la pubblicazione di Occidente il cui fulcro è la disputa per il possesso delle insegne dell’Impero Romano d’Occidente, queste furono davvero ritrovate davvero dagli archeologi sul Palatino ed erano d’oricalco come avevo predetto nel romanzo.
3) Leggendo Attacco all’Occidente e guardando agli attuali sviluppi in Medio Oriente sembra quasi ci sia un messaggio profetico. Crede che Attacco all’Occidente si stia adempiendo?
Sì, si sta adempiendo e ogni giorno che passa, leggendo le tribolazioni del mondo e del nostro popolo, mi rendo conto che quel romanzo mi fu ispirato da un’entità spirituale molto potente, della schiera dei Di Indigetesdei quali non si conoscono tutti i nomi, così come non si conosce il nome della divinità tutelare di Roma né il nome segreto di Roma. Presto tutto giungerà a compimento e quello che più mi angoscia sarà il sangue che vedremo scorrere.
4) C’è un attuale Romano Tebaldi nella politica italiana?
Non c’è in quella attuale, perché essa è poca cosa, priva di qualsiasi fondamento morale e culturale, priva di qualsiasi idea di grandezza, capace solo di esprimere mezze figure che in vita loro non hanno aperto neanche un libro, compreso il Dizionario della Lingua Italiana. Romano Tebaldi si rivelerà al momento opportuno perché se ciò avvenisse ora, egli sarebbe individuato ed eliminato, perciò le stesse forze che hanno ispirato i miei romanzi lo tengono celato agli occhi di chi guarda senza saper vedere. Oggi, neanche lui sa ancora di esserlo.
5) La storia, soprattutto quella italiana, sarebbe potuta andare in modo diverso? il confine tra “storia” e “ucronia” è davvero così labile?
Io non credo che esista un Genio della Storia né che gli eventi che viviamo siano i migliori possibili, potrebbero essere invece i peggiori. Anzi, per molti versi credo personalmente che lo siano. L’ucronia è utile per ottenere una visione più lucida della Storia. Certe volte, in un dipinto, si scoprono le magagne capovolgendolo. Allo stesso modo mettendo sottosopra la Storia se ne può leggere meglio la trama senza i paraocchi del conformismo.
6) In Imperium Solis troviamo un personaggio storico, Giuliano l’Apostata, poco considerato in genere nei romanzi e nei libri scolastici. Come mai ha scelto proprio lui come protagonista del suo romanzo?
Giuliano fu un grande imperatore, l’ultimo che combatté per estendere i confini orientali dell’Impero oltre i limiti stabiliti da Alessandro Magno. Fu chiamato ingiustamente Apostata, sebbene egli non avesse mai abbracciato la religione cristiana. Ebbe l’unico “torto” di aver revocato i privilegi concessi da Costantino ai cristiani, non perché ne avesse in odio la religione, infatti non li perseguitò, ma per la loro litigiosità e per il settarismo. Giuliano è stato bistrattato dagli storici, invece fu un grande intellettuale e filosofo. Le cause della sua morte sono ancora avvolte nel mistero, perché non si conobbe mai l’origine del giavellotto che lo colpì all’altezza del fegato durante la battaglia di Ctesifonte. Molti indizi lasciano pensare che fosse stato un soldato romano a colpirlo proditoriamente.
7) Da appassionato della sua trilogia le chiedo, dopo Nuovo Impero d’Occidente ci sarà un nuovo capitolo in futuro?
Ci sarà un altro episodio che, davanti al precipitare degli eventi edopo aver valutato molte possibilità, collocherò storicamente proprio ai giorni nostri. Il titolo sarà: “Occidente rosso porpora”.

Lorenzo Olivieri

per acquistare:

Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farnetti/occidente/9788850207756

Attacco all’Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farneti/attacco-all-occidente/9788850211173

Nuovo Impero d’Occidente http://www.lafeltrinelli.it/libri/mario-farneti/nuovo-impero-d-occidente/9788850215669

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La Cristoforetti e il degrado italiano.

Come spero sappiate tutti, qualche giorno fa è tornata dalla spazio quella simpatica donzella italiana, quella lì che prima ha preso una laurea da niente in Ingegneria, poi, non contenta, dopo qualche master sparso, ha deciso di entrare nell’Aeronautica Militare e, non ancora soddisfatta, è diventato capitano e si è messa a collezionare 500 ore di volo su vari caccia e aerei(ovviamente tutto a spese nostre mentre spargeva scie chimiche in giro per il mondo). Insomma quella che nella vita non ha fatto nulla se non farsi un curriculum così lungo che solo per leggerlo hai bisogno di prenderti una settimana di ferie. Ecco, dopo essere stata la prima donna italiana che a farsi una vacanza nello spazio (perché si tratta di vacanza, mica stava lì per fare qualcosa di utile), è tornata in Italia, acclamata da tutti quei tizi che nella vita non fanno nulla se non studiare dalla mattina alla sera sperando di essere come lei.

Fortunatamente al suo ritorno, una delle più grandi menti italiane, una di quelle che, tramite programmi di un certo spessore quali “L’Isola dei famosi” e “La talpa”, rende edotta la popolazione su temi scottanti e attuali, dopo aver attentamente analizzato il suo curriculum e il suo lavoro, ha ritenuto opportuno rendere nota ai cittadini la sua opinione, facendo notare, assolutamente senza nessun velato populismo, che molte altre persone stanno fuori per lavoro parecchi mesi, senza però ricevere tutte queste feste al loro ritorno. Ovviamente se ciò viene detto da una persona che nella vita si è trovata di fronte a grandi sfide ,tra le quali voglio ricordare fare l’opinionista durante “Ballando Sotto le Stelle”, il messaggio arriva sicuramente forte e chiaro. La grande bellezza delle sue dichiarazioni sta nel riuscire paragonare un lavoratore che va a spaccarsi la schiena (che casualmente si ritrova sempre protagonista di post del genere) e una persona che va nello spazio per eseguire degli esperimenti. Mica è facile paragonare due attività così distanti, non è da tutti.

Ovviamente a dar manforte a questo vate della cultura italiana sono intervenuti quei simpatici utenti che, grazie ad eloquentissimi interventi, han fatto di tutto per screditare questa falsa eroina, facendoci capire quanto questa signora non valga, in realtà, nemmeno la metà dei nostri Marò, e di come questi soldi utilizzati per la ricerca in realtà andrebbero investiti in ben altro, senza specificare però in cosa e quindi lasciando libera la nostra immaginazione di vagare.  Inoltre grande aiuto a questa causa è stato dato da quelle persone, sia donne che uomini, impegnate a far capire come una donna che non ha delle forme perfette e non sembra uscita dal paginone centrale di Playboy vada solamente presa in giro, insultata e invitata a tornare in cucina. Perché si sa che, se la donna non è bellissima, allora non è degna di essere al centro dell’attenzione.

Che dire, dalla mia umile dimora volevo solamente ringraziare queste persone, pensare che io ero convinto che la prima donna italiana nello spazio, quella con il record di permanenza per un rappresentate del gentil sesso, dovesse essere d’esempio per tutti, dovesse essere l’obiettivo da raggiungere, il tipo di persona a cui tutti devono tendere, ma evidentemente mi sbagliavo.La donna deve essere bella e stupida, partecipare a programmi in tv e mostrare le sue forme al popolo, solo così potrà essere amata e acclamata dai cittadini. Detto ciò scusate, ma devo scappare. Mi sono ricordato che devo bruciare i miei libri universitari e correre a comprarmi una copia di Cioè.

-Paolo Riccio

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Teramo: cultura o coltura?

Il territorio teramano, nella sua complessità, occupa una posizione potenzialmente favorevole, dalla quale, tuttavia, non è favorito. L’utilizzo della figura etimologica nella frase precedente vuole invitare alla riflessione sulle cause e sulle responsabilità che hanno determinato tale realtà. E’ bene procedere, a questo punto, ad una ricostruzione cronologica degli eventi. Nel non esattamente vicino 2005, al tempo dell’amministrazione comunale guidata da Gianni CHIODI, sulla base di una certa quantità di fondi europei (attinti in una modalità non troppo chiara) venne elaborato un progetto che avrebbe dovuto modificare, radicalmente, l’aspetto urbanistico (a partire dall’illuminazione pubblica) ed ambientale della città di Teramo, conferendo, altresì, nuova rilevanza al fattore culturale. Oltre alla mai completata strada statale “Teramo – mare” ed al “Lotto zero” (inaugurato nell’ottobre del 2013 dopo trent’anni di lavori frammentari), si pensò di attribuire una conformazione rinnovata a piazza “Garibaldi”, allestendo, nei suoi sotterranei, degli ambienti destinati ad una serie di diversificate espressioni artistiche, legati al centro storico ed alla Pinacoteca civica. Niente di tutto ciò, ad oggi, si è concretizzato. Il fantomatico “Ipogeo”, che ha intensificato il traffico dei veicoli e deturpato la precedente gradevolezza della stessa piazza (la quale, una volta, era caratterizzata dalla presenza, nella sua parte centrale, di un bel fontanile artistico) rappresenta l'”apogeo” dell’incompiutezza delle opere di pubblico interesse nella città. Non si dimentichi, inoltre, la mancata riqualificazione del parco fluviale, nato come ambiente che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto costituire uno spazio aperto ed utile per la cittadinanza: si ricordi, fra gli altri elementi, che si è vociferato, a lungo, di un’ipotetica pista ciclabile che l’avrebbe dovuto congiungere direttamente alla costa (sic!). Si pensi anche al bistrattato patrimonio archeologico cittadino, che include: la” Domus” e il “Mosaico del Leone”, rinvenuti, nel 1891, presso il seminterrato di Palazzo Savini; il teatro romano; piazza “S. Anna”. Nulla di tutto ciò è aperto, con regolarità, alla formazione culturale degli studenti teramani e degli eventuali turisti. Si rivolga la mente anche al laboratorio per le arti contemporanee “L’ARCA”: istituito con l’obiettivo di fondare un ampio riferimento artistico ed educativo per la città tutta, rappresenta, oggi, il punto di raccolta di mostre ed eventi dal carattere squisitamente elitario, incapaci di rivolgersi al panorama cittadino. Esso è una filiazione del famigerato progetto “CULT” (acronimo di “TeramoCulturale”), chiacchierato per un anno e poi dimenticato, ideato come un tentativo di restituire qualcosa alla città dopo gli scempi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso (quelli della demolizione del teatro ottocentesco e dei palazzi in stile liberty del centro storico, sostituiti, successivamente, con l’edificazione degli odierni edifici, che sono innegabilmente grotteschi, se non osceni). Considerati gli indiscutibili problemi urbanistici e l’incapacità effettuale di valorizzare quanto di positivamente interessante Teramo possa offrire, è giocoforza affermare che la principale attività di aggregazione e svago persistente in città sia l’intramontabile partita di calcetto. Lungi dall’esigere che Teramo diventi una nuova Ibiza, magari in miniatura, è legittimo, però, desiderare una nuova offerta, innanzitutto culturale, ma anche relativa alle opportunità di un sano divertimento (a partire dall’intrattenimento musicale). Come è noto, gli elettori (e i finanziatori) più anziani delle forze politiche che amministrano la città vogliono trascorrere nottate tranquille (nel centro storico in particolare) e gli amministratori, inevitabilmente, li assecondano, addirittura con assessorati ad hoc, ma non si possono ignorare le necessità della componente giovanile presente nel tessuto sociale cittadino, anche alla luce del fatto che Teramo è, a tutti gli effetti, una città a vocazione universitaria.

Federico Gargano e Jacopo di Francesco

Chi è Dellimellow? Intervista a Domenico Delli Compagni.

Iniziamo con una domanda semplice. Quando e perché hai deciso di aprire un canale su youtube?

Ho iniziato quando non riuscendo ad aprire un mio forum, mi resi conto che sotto alcuni canali youtube che seguivo ai tempi si aprivano belle discussioni e pensai che avrei potuto far diventare il mio canale youtube un forum di discussione i cui topic sarebbero stati i miei video.

Ti aspettavi tutto questo successo?
Onestamente si, il livello culturale della community é veramente basso e anche chi in teoria finge di fare pseudo tg in realtá é solo un lettore di notizie quindi sapevo che certi argomenti trattati in un certo modo alternati con argomenti legati al mezzo in cui li divulgavo mi avrebbero fatto seguire da un bel pubblico.
Ci tengo a precisare che per me il canale é di successo non per i numeri che ha raggiunto (30 mila iscritti e 5 milioni di views) ma per gli utenti che mi seguono e che hanno un particolare rapporto di amore e odio con me.

Quali sono le prime difficoltà che hai incontrato?

All’inizio la youtube che contava era formata da due cerchie, quella di Roma (molto chiusa) e quella di Torino che al contrario dell’altra aveva un rapporto verticistico con un capetto non carismatico ma popolare e i vassallini al seguito, ecco diciamo che feci un video che mise a nudo il re, non tanto per i contenuti del video ma per le reazioni che ci furono facendo capire la natura di certi personaggi che sui loro profili discutevano di come isolare me e chiunque avesse collaborato con me, ringrazio Roby Manfro che in quel periodo stava venendo fuori molto bene, di non aver ceduto alle pressioni di questi mafiosetti da tastiera che invitavano gli youtuber a nom collaborare con me.

Da fruitore di YouTube ho spesso letto critiche amare verso determinati youtuber, solitamente quelli con un maggior numero di iscritti, che venivano accusati( come se poi ci fosse da vergognarsi) di guadagnare attraverso i loro video. Il tubo è effettivamente una fonte di guadagno, oppure è un utopia pensare che ci si possa mantenere solo attraverso i video?

Il tubo con le views e basta puó essere fonte di guadagno per pochi ma con le opportunitá esterne anche un canale da 5 mila iscritti puó economizzare la sua attivitá, chi accusa gli youtuber di essere money grabber sono i primi ad essere corsi su TSU a chiedere l’elemosina.

Passiamo adesso a parlare della community di YouTube, secondo te quali sono le sue principali pecche e quali sono i suoi punti di forza?

La pecca é il pubblico troppo immaturo e che é l’80% degli utenti attivi (quelli che si iscrivono, interagiscono e lasciano like o condividono) questo porta gli youtubers ad assecondare gusti e idee di questi giovani idioti che finiranno a rincitrullirsi davanti a gameplay di affaristi senza scrupoli o a video dal basso valore contenutistico ed intrattenitivo.

Nella tua carriera hai trattato argomenti più svariati, dalla cucina alla cultura Rom, dal gioco d’azzardo ai fumetti( spesso ricevendo anche una massiccia dose di insulti), mantenendo sempre una certa costanza nel pubblicare video. Da dove ti vengono tutte queste idee?

Sono molto curioso e ascolto molto le persone il che mi permette di poter trovare una chiave per parlare di tutto, il che non vuol dire parlarne bene ma trovare un modo per discuterne e da li apprendere da chi ne sa, come in un forum appunto.

Ultimamente spuntano ogni giorno nuovi canali, e spesso non sono altro che banali imitazioni di altri più famosi. Cosa pensi di questo fenomeno?

Che tutti i big di youtube sono nati imitando, alcuni come shy e favij addirittura continuano a farlo senza la minima personalizzazione quindi ben venga questo tipo di “palestra”.

Pare che YouTube voglia dare la possibilità di pagare un abbonamento mensile ai suoi utenti facendo in modo che essi usufruiscano di un sito libero da pubblicità, mentre per gli altri il servizio rimarrà invariato. Cosa te ne pare? Credi che sia possibile che prima o poi questa piattaforma diventi a pagamento per tutti?

A pagamento per gli utenti non credo ma che i creatori di contenuti dovranno pagare per alcuni servizi lo vedo probabile.

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-Paolo Riccio

PERCHE’ NON SONO CRISTIANO di Bertrand Russell “IL CORAGGIO DI METTERE IN DUBBIO”

“Perché non sono cristiano” è un libro che racchiude diversi articoli ed interventi del filosofo, matematico ed attivista inglese Bertrand Russell scritti nell’arco di tutta la sua vita.

Certamente non è una lettura semplice, non è leggera quanto un romanzo di Sparks, ma per chi si vuole addentrare in questioni un poco più profonde del solito è un ottimo modo per iniziare. Infatti è come parlare a tu per tu con l’autore, non ricorre a termini speciali o particolari del settore. Insomma, non è uno che, come tanti altri intellettuali, giudica dall’alto della sua torre d’avorio. Russell sfoga tutta la sua indignazione, con sapiente ironia, contro la superstizione (il che sembra richiamare Spinoza) e l’ignoranza fortemente voluta dalla religione. Non mancano le argomentazioni contro la “santità” Chiesa Cattolica e tutte quelle altre cose che non possono mancare in ogni libro filosofico o politico ateo-agnostico. Dunque cos’é che rende unica quest’opera? Beh, per prima cosa, come dicevamo poco fa, lo stile: semplice, terra terra, senza intricati sofismi né tecnicismi. Russell scrive per parlare alla gente comune, non gli interessa relegarsi in un’elite intellettuale che si distacca dalle persone. Lui è TRA le persone e questo comporta una modestia che è spesso difficile riscontrare tra altri premi Nobel o scritttori. Seconda cosa, le sue argomentazioni appaiono incontensatibili. Russell è un uomo di ragione, non scrive CONTRO la relgione: egli ragiona sulla religione. E cosa conclude? Che non dovremmo passare la nostra esistenza a ragionare sull’esistenza o meno di un dio o chi per lui, perché come la Chiesa non sa un bel niente su come stanno davvero le cose, così noi non potremo mai rispondere a queste domande. Nessuno può sapere, dunque come può una religione Pretendere di sapere? Qui è l’ignoranza che Russell attacca con meravigliose invettive. “Il mondo non ha bisogno di dogmi, ma ha bisogno di libera ricerca.” scrive. Come si fa a non essere d’accordo? Sistematicamente il filosofo mette tutti i dogmi in dubbio e comprende che il dubbio è la condizione umana, quindi bisogna cercare sempre, scientificamente, ma senza fermarsi ai dettami di gerarchie ecclesiastiche che hanno finora dimostrato solo una scellerata crudeltà (riscontrata da lui più nel cattolicesimo che nell’islamismo [e considerando che è deceduto nel 1970 dobbiamo dargliene atto]) ed un machiavellico interesse più statale-personale che spirituale.

Russell si sofferma anche su altri argomenti, come l’amore libero, l’ostracismo dell’istruzione cristiano-tradizionalista, la medicina e l’antropologia. Chiudo con un giudizio nettamente positivo, consigliando quest’opera (che ha poco più di 200 pagine) a chi non si vuole fermare alle apparenze, a chi non vuole sottostare a dogmi preconfezionati ed incomprensibili, ha chi ha il coraggio di mettere tutto in dubbio.

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-Apostata Julian

Un allenamento di Parkour visto da un principiante.

Poco tempo fa, su un noto blog della mia città, uscì un articolo nel quale l’autore si lamentava di un gruppo di giovani che osava fare Parkour nel parco della nostra città, mettendo a serio rischio sia la loro vita che quella dei passanti. Incuriosito da questo articolo, conoscendo uno dei giovani in questione, ho chiesto di potermi allenare con loro, così da vedere se effettivamente erano degli irresponsabili, come vengono spesso dipinti, oppure no. La mia proposta viene accolta e mi viene dato appuntamento la domenica alle 10.Utilizzando tutte le mie forze riesco ad alzarmi e a portare il mio fisico da sollevatore di polemiche al parco.

Appena arrivato vengo accolto da un gruppo piuttosto vario. C’è chi si allena da 4 anni, come chi si allena da 5 mesi, come chi è al terzo allenamento. MI vengono spiegati alcuni principi base del Parkour. Mi è rimasto impresso il fatto che di base in questo sport non esista competizione, ma solo un cammino personale che ogni Traceur intraprende, allenandosi con altri, ma senza mai scontrarsi. Un po’ come in certe arti marziali, nel quale non vi è vero e proprio agonismo, ma solo un confrontarsi per accrescersi reciprocamente. Durante questo discorso mi tolgo subito qualche curiosità. Prima di tutto mi faccio spiegare le misure di sicurezza che prendono prima di compiere determinati salti, o prima di salire su una sbarra, e mi accorgo che sono molto più attenti alla propria incolumità loro di tanti altri sportivi. Si controlla bene se una trave possa reggere o no il peso, prima di “sbloccare” un salto si calcolano meticolosamente le distanze, il luogo di atterraggio e il luogo di partenza, arrivando a spendere settimane per eseguire un solo salto. Chiedo anche quali e quanti infortuni hanno avuto nel corso dei loro allenamenti e mi stupisco del fatto che nessuno si sia mai rotto nulla e nessuno abbia mai minimamente rischiato fratture o altre cose così. L’unico brutto incidente lo ha avuto un ragazzo a causa di un callo che è esploso mentre era attaccato ad un’asta, quindi un incidente dovuto più alla sfiga che alla mancanza di attenzione.

Dopo questo excursus iniziamo il nostro allenamento. Ci si riscalda, si fa una corsetta e via con i primi fondamenti. L’allenamento è tarato in modo da far imparare più possibile alle schiappe del gruppo, cioè a me. Vedo come superare un muretto, come mantenermi in equilibrio, come rimanere in tenuta su un muro più alto di me, come scendere da un muro senza spaccarmi l’osso del collo. Sono due ore intensissime ma non mi sono minimamente pesate, grazie sia al gruppo sia a Bryan, che, a soli diciassette anni, è in grado di strutturare un allenamento completo, sicuro e adatto a tutti.

Durante tutto l’allenamento ho imparato alcune delle mosse basilari del parkour e, se certe cose sono state facili da imparare(come l’atterraggio o il superare un muretto basso), alcune particolarmente difficili(posso fa tutto, ma stare in equilibrio a occhi chiusi è una tortura immane) altre mi hanno fatto seriamente dubitare delle mie capacità psicomotrici( insomma, come è possibile che nei film riescano a rimanere aggrappati ad un muro per ore mentre io non ci sono riuscito per mezzo secondo?).

Insomma, dopo un’ora e parecchia pelle scorticata, finiamo con le tecniche e andiamo a fare potenziamento e stretching. Durante tutto l’allenamento vedo come i frequentatori del parco siano contenti della presenza di un gruppo di giovani, che mantiene il posto pulito( non è bello poggiare le mani e trovarsele bucate da del vetro rotto) e allegro. Mentre ci si allena ovviamente si parla, ed esce fuori il discorso del perché questi Traceur si siano avvicinati al Parkour. C’è chi era attratto dalle movenze e dalla spettacolarità dei movimenti o chi si è avvicinato anche solo per avere una sicurezza in più, per poter scappare da situazioni spiacevoli. Hanno iniziato tutti per i più disparati motivi, ma sono rimasti tutti per la bellezza dello sport, per le sfide sempre nuove che propone, per la mancanza di competizione tra i vari traceurs e per lo spirito di squadra che si instaura tra tutti.

Finito l’allenamento ci si saluta con il saluto tipico di questo sport e si va a casa, personalmente contento di non aver passato la domenica mattina buttato sul letto a dormire, ma di essermi avvicinato a questa disciplina spettacolare e troppo spesso mal vista. Devo dire che, se non fosse stato per l’ignoranza di qualcuno che si affretta a giudicare senza conoscere, adesso non avrei questa bella esperienza da raccontare. Dio benedica i giudizi affrettati!

PS: In allegato lascio un video di un allenamento tipico, così da dare la possibilità a tutti di capire la bellezza di questo sport.

-Paolo Riccio

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